Un allestimento teatrale curato da Alessandro Mascia e Pierpaolo Piludu, Cada Die Teatro in collaborazione con le docenti Cristina Cabiddu e Anna Serra del CPIA 1 Cagliari in scena Aldo Castoldi, Anna Serra, Antonio Cella, Claudio Garau, Cristian Mallus, Cristina Cabiddu, Francesco Mariani, Pasquale Manca, Sebastiano Salaris suono Matteo Sanna disegno luci Giovanni Schirru tecnico luci Andrea Mascia scene e costumi Franzisca Piludu realizzazione costumi Vittoria Incani, Paola Atzori riprese video Marco Gallus supporto e consulenza dottor Giovanni Malagutti Un ringraziamento particolare ai responsabili della Comunità Dianova di Ortacesus che ci hanno consentito di lavorare nel migliore dei modi con gli allievi che hanno frequentato i corsi.
Abbiamo lavorato intorno a “Sulla faccia della terra”, l’ultimo romanzo di Giulio Angioni: una storia di uomini e donne che nel 1258, dopo l’assalto e la distruzione da parte dei pisani della città di Santa Gia, si salvano fingendosi morti tra i morti e riescono a rifugiarsi in un’isola dello Stagno dove fino ad allora venivano relegati i malati di lebbra. Protetti dalla paura del contagio, danno vita a una piccola comunità su basi paritarie tra uomini e donne di diversa provenienza sociale, religiosa e geografica, sfruttando le risorse dello stagno e le capacità di ciascuno. La lettura e l’analisi del libro ha da subito suscitato l’interesse degli ospiti della comunità: anche durante una guerra, se si riesce a non morire, c’è la possibilità di rinascere e di inventare nuovi modi di vita, ubriacandosi di accoglienza e solidarietà… Il laboratorio teatrale, con in scena gli ospiti della Comunità Dianova, sostenuto dal CPIA 1 Cagliari e dalla Fondazione Malagutti di Curtatone (MN), conclude la VI edizione del progetto “Per Aspera ad Astra Come riconfigurare il carcere attraverso la cultura e la bellezza”.
regia e scene Alessandro Mascia e Pierpaolo Piludu
coordinamento Andrea Mascia
luci Giovanni Schirru In scena gli allievi della sezione A.S.
voce RETOURN Veronica Floris
editing audio Matteo Sanna tutor Giovanni Malagutti (Fondazione Malagutti)
Nel 2019 un team di scienziati internazionali sfida quello che appare ovvio: il tempo procede in una sola direzione e non esiste la retromarcia. Grazie a un algoritmo quantistico essi sostengono di avere “dimostrato sperimentalmente” come far tornare indietro nel tempo un elettrone. Sarebbero così in grado di realizzare ciò che era stato scritto sin dall’800, con la “macchina del tempo”: viaggiare attraverso gli anni. Ora, nella nostra messa in scena, abbiamo trovato gli uomini per sperimentare questo viaggio… I personaggi, all’oscuro di tutto, sono stati prelevati e addormentati. Al loro risveglio si rendono conto di non trovarsi più sulla Terra, ma nello spazio: lontano, apparentemente su un’astronave, guidata da un programma di nome RETOURN. Dagli oblò vedono solo la Terra, lontana… nel buio. Alcuni di loro sono cambiati: i capelli sono diventati bianchi, il corpo è dolorante, come chi sta fermo per molto tempo e la vita è stata sospesa. Sono passati anni, molti anni. Un viaggio su un veicolo la cui vera forza risiede nei sogni svaniti dei personaggi, nelle loro speranze passate e nel tempo rubato. Forse i protagonisti sono solo vittime di uno strano esperimento, chiamato A.S. (assenza di stato). Tutto il racconto è forse solo un viaggio all’interno dei loro ricordi e dei sogni passati, alla ricerca delle emozioni, senza di cui, il tempo stesso, non ha più significato. L’opportunità stessa del viaggio, non sarà imbrogliare il tempo a loro piacere, ma, “carpe diem”, viverlo nel presente e nella sua pienezza.
“Abbiamo tutti le nostre macchine del tempo. Alcune ci portano indietro e si chiamano ricordi. Altre ci portano avanti e si chiamano sogni…”
nell’ambito del progetto – “Per Aspera ad Astra IV ed.– Come riconfigurare il carcere attraverso la cultura e la bellezza” è un progetto promosso da Acri e sostenuto da Compagnia di San Paolo, Fondazione Cariplo, Fondazione Carispezia, Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, Fondazione Con il Sud, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Fondazione di Sardegna
venerdì 27 maggio 2022 – Sala Biblioteca – Casa Circondariale “E. Scalas” UTA (CA)
Direzione artistica e laboratori su recitazione e drammaturgia: Alessandro Mascia e Pierpaolo Piludu laboratorio musicale: Giorgio Del Rio laboratorio scenografico: Marilena Pittiu collaborazione drammaturgica: Sergio Cicalò fonica: Matteo Sanna luci: Giovanni Schirru riprese video: Marco Gallus ufficio stampa: Valentina Lo Bianco organizzazione: Viviana Kaiser
Un ringraziamento particolare a dirigente e insegnanti della Scuola CPIA 1 Karalis, al direttore, a tutto il personale dell’area educativa e agli agenti di Polizia Penitenziaria della Casa Circondariale “E.Scalas” che, pur nelle limitazioni di una struttura carceraria, ci hanno permesso di portare avanti nel migliore dei modi i laboratori coi detenuti.
Abbiamo deciso di sviluppare il nostro percorso teatrale (4 differenti laboratori) all’interno del carcere procedendo per ‘passi o tappe’ con l’obiettivo di coinvolgere un numero sempre maggiore di partecipanti. Le prime due nostre proposte sono stati due corsi di “Drammaturgia” e “Recitazione teatrale”, incentrati sul bellissimo e terribile romanzo “Gli arcipelaghi” di Maria Giacobbe che i detenuti che frequentavano la scuola del CPIA 1 avevano in parte già letto durante le lezioni di Italiano. Il libro stimola una riflessione profonda sui temi della violenza, della vendetta e della pena. L’autrice si sofferma su tutti i personaggi della storia, cercando di capire le ragioni più profonde di ciascuno. Allo stesso modo, nel corso del laboratorio, intendevamo invitare i partecipanti a immedesimarsi in tutti i protagonisti, positivi e negativi, del romanzo, e a raccontare la storia privilegiando, di volta in volta, il punto di vista di tre giovani che organizzano un furto, di un pastore che viene derubato, di un bambino che, una notte, in campagna, ha la sventura di veder passare dei banditi con una mandria… Eravamo convinti che la forza letteraria del libro e delle tematiche, potessero stimolare i partecipanti ad entrare in empatia coi personaggi della vicenda e comprenderne le ragioni. Nel corso dei nostri laboratori abbiamo concentrato l’attenzione sulla storia della Giacobbe immaginando si trattasse di una vicenda realmente accaduta, inquadrando il comportamento dei vari personaggi in una prospettiva sociale, con l’obiettivo di suscitare una più intima riflessione e di elaborare un percorso interiore che portasse a contemplare risposte differenti in analoghe situazioni.
A distanza di qualche mese è iniziato il terzo laboratorio di “Scenografia teatrale”, diretto da Marilena Pittiu. Abbiamo avuto la fortuna di coinvolgere un gruppo di detenuti che già operavano in piccoli lavori artigianali e creativi. Non è stato complicato avere la loro adesione: inoltre, l’idea di lavorare su elementi scenografici di immediato utilizzo ha reso la parte di formazione generale più agevole e coinvolgente.
Anche il quarto laboratorio di formazione, “Musica”, con docente Giorgio Del Rio, è stato accolto con entusiasmo, soprattutto da parte di un gruppo musicale auto gestito che già operava in carcere in collaborazione con un responsabile degli agenti della Polizia penitenziaria, membro di una banda musicale della Sardegna.
Insieme agli allievi e ai docenti scolastici con cui stavamo elaborando l’adattamento teatrale del romanzo della Giacobbe, abbiamo deciso che la rappresentazione, ambientata in un paese dell’interno della Sardegna, sarebbe iniziata e si sarebbe conclusa con la presenza di un gruppo rock che, la sera della festa patronale, suona sotto la pioggia… L’opportunità di partecipare da protagonisti alla rappresentazione teatrale è stata per i partecipanti al laboratorio musicale un ulteriore stimolo e ha favorito la coesione con gli altri gruppi. Inoltre, anche per loro, come per i partecipanti agli altri laboratori, la consapevolezza che non si trattasse di un intervento sporadico, ma continuativo, ha agito come forte impulso alla loro partecipazione e condivisione. Il procedere a tappe della nostra attività ci ha permesso di incontrare l’universo carcerario di Uta, nella sua piena umanità, con “leggerezza”, cercando di non essere percepiti come un corpo esterno che invade un ristretto spazio vitale, ma come un’opportunità cui ciascun allievo-detenuto poteva scegliere se fruirne oppure no. Abbiamo cercato di coinvolgere gli allievi facendoli sentire non solo fruitori ma anche autori informati e partecipi. Siamo convinti che la loro libertà di scelta e di intervento, soprattutto in un contesto limitante come quello carcerario, sia di fondamentale importanza.
Purtroppo, il 6 marzo, a poche settimane dalla presentazione dello studio, a causa dell’emergenza Corona virus, ci è stato precluso l’ingresso in carcere e abbiamo dovuto interrompere le prove.
Esito finale del corso di formazione Per Aspera ad Astra – quarta edizione a cura di Cada Die Teatro, in collaborazione con CPIA 1 Karalis
regia e scene Alessandro Mascia e Pierpaolo Piludu
coordinamento Andrea Mascia
luci Giovanni Schirru In scena gli allievi della sezione A.S.
voce RETOURN Veronica Floris
editing audio Matteo Sanna tutor Giovanni Malagutti (Fondazione Malagutti)
Nel 2019 un team di scienziati internazionali sfida quello che appare ovvio: il tempo procede in una sola direzione e non esiste la retromarcia. Grazie a un algoritmo quantistico essi sostengono di avere “dimostrato sperimentalmente” come far tornare indietro nel tempo un elettrone. Sarebbero così in grado di realizzare ciò che era stato scritto sin dall’800, con la “macchina del tempo”: viaggiare attraverso gli anni. Ora, nella nostra messa in scena, abbiamo trovato gli uomini per sperimentare questo viaggio… I personaggi, all’oscuro di tutto, sono stati prelevati e addormentati. Al loro risveglio si rendono conto di non trovarsi più sulla Terra, ma nello spazio: lontano, apparentemente su un’astronave, guidata da un programma di nome RETOURN. Dagli oblò vedono solo la Terra, lontana… nel buio. Alcuni di loro sono cambiati: i capelli sono diventati bianchi, il corpo è dolorante, come chi sta fermo per molto tempo e la vita è stata sospesa. Sono passati anni, molti anni. Un viaggio su un veicolo la cui vera forza risiede nei sogni svaniti dei personaggi, nelle loro speranze passate e nel tempo rubato. Forse i protagonisti sono solo vittime di uno strano esperimento, chiamato A.S. (assenza di stato). Tutto il racconto è forse solo un viaggio all’interno dei loro ricordi e dei sogni passati, alla ricerca delle emozioni, senza di cui, il tempo stesso, non ha più significato. L’opportunità stessa del viaggio, non sarà imbrogliare il tempo a loro piacere, ma, “carpe diem”, viverlo nel presente e nella sua pienezza.
“Abbiamo tutti le nostre macchine del tempo. Alcune ci portano indietro e si chiamano ricordi. Altre ci portano avanti e si chiamano sogni…”
nell’ambito del progetto – “Per Aspera ad Astra IV ed.– Come riconfigurare il carcere attraverso la cultura e la bellezza” è un progetto promosso da Acri e sostenuto da Compagnia di San Paolo, Fondazione Cariplo, Fondazione Carispezia, Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra, Fondazione Con il Sud, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Fondazione di Sardegna
venerdì 27 maggio 2022 – Sala Biblioteca – Casa Circondariale “E. Scalas” UTA (CA)
Come riconfigurare il carcere attraverso la cultura e la bellezza
Il progetto “Per Aspera ad Astra”, promosso da Acri (Associazione di Fondazioni e di Casse di Risparmio) e sostenuto da 11 Fondazioni di origine bancaria, ha l’obiettivo di tracciare un percorso che mette insieme le migliori esperienze di teatro in carcere presenti in diversi contesti territoriali, li fa dialogare e diffonde l’approccio anche a beneficio di altri contesti e operatori. Il progetto si articola in una serie di eventi formativi e di workshop realizzati all’interno degli Istituti di pena localizzati nei territori di competenza delle Fondazioni partecipanti, rivolti a operatori artistici, operatori sociali e detenuti. Per quest’ultimi i corsi di formazione professionale rappresentano un ponte concreto verso nuove opportunità lavorative.
Il partenariato vede il capofila Compagnia della Fortezza/Carte Blanche – Casa di Reclusione di Volterra in rete con Opera Liquida/Casa di Reclusione di Milano Opera, Teatro e Società/Casa Circondariale di Torino, Associazione Baccanica/Casa Circondariale di Palermo Pagliarelli, Compagnia Gli Scarti/Casa Circondariale di La Spezia, Teatro dell’Argine/Casa Circondariale di Bologna Dozza, Teatro Stabile dell’Umbria/Casa Circondariale di Perugia Capanne, Cada Die Teatro/Casa Circondariale di Cagliari Uta, Teatro del Lemming/Casa Circondariale di Rovigo, Teatro dei Venti/Casa Circondariale di Modena e Casa di Reclusione di Castelfranco Emilia, Voci Erranti onlus/Casa di Reclusione di Saluzzo (CN) e Teatro Necessario/Casa Circondariale di Genova Marassi.Il progetto portato avanti dalla nostra compagnia è diretto da Alessandro Mascia e Pierpaolo Piludu e si sta svolgendo presso la Casa Circondariale E. Scalas – Uta (CA)
Presupposto di tutto ciò è l’idea che, benché i detenuti debbano scontare una pena, ciononostante rimangono sempre, a pena scontata, cittadini che hanno il diritto di reinserirsi a pieno titolo nella vita civile. Alla luce delle precedenti positive esperienze teatrali portate avanti dalla nostra compagnia negli anni passati, in particolare a Cagliari, nel carcere di Buoncammino, la Fondazione Sardegna, a giugno del 2019, ci ha chiesto di entrare a far parte della rete nazionale “Per aspera ad astra” che dall’anno precedente stava operando in differenti strutture carcerarie italiane. Abbiamo accolto l’invito con grande piacere e, prima ancora di dar vita al nostro progetto in Sardegna, siamo riusciti ad inserirci e a condividere le fasi finali del laboratorio teatrale che Carte Blanche e la Compagnia della Fortezza, capofila dell’iniziativa, avevano iniziato diversi mesi prima coi detenuti del carcere di Volterra: abbiamo partecipato a una “cabina di regia” e a una master class con registi e attori di tutte le compagnie della rete “Per aspera ad astra”, nel carcere di Volterra, per seguire le prove generali dello spettacolo “Naturae-Ouverture” che ha debuttato il 30 luglio. Per quanto riguarda lo specifico progetto che la nostra compagnia avrebbe dovuto curare in Sardegna, a settembre abbiamo organizzato un incontro esplorativo nella Casa circondariale “E. Scalas” di Uta, ad una trentina di chilometri da Cagliari, col direttore del carcere, i responsabili degli educatori e degli agenti della Polizia penitenziaria, il dirigente e i docenti dell’istituto Cpia 1 Karalis (Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti di Cagliari) da anni responsabili dei corsi scolastici per i detenuti. Le precedenti esperienze lavorative della nostra compagnia in ambito carcerario e scolastico, con gli attuali responsabili delle strutture educative della Casa Circondariale e con il dirigente e i docenti della Scuola, hanno favorito, da subito, la nascita di un clima di fiducia e collaborazione. È stata sottolineata da tutti la grande opportunità che il progetto “Per Aspera ad Astra” metteva in campo per la realtà carceraria di Uta: in primo luogo l’importanza di entrare a far parte di una rete nazionale insieme a compagnie riconosciute come eccellenze per il valore dei percorsi formativi e teatrali portati avanti da decenni in diverse carceri italiane; in secondo luogo, l’opportunità di dar vita, nel carcere di Uta, a un progetto educativo e creativo a lungo termine, che avrebbe dovuto coinvolgere, nel rapporto coi detenuti, tutte le professionalità che già operavano nella Casa Circondariale. Per la nostra compagnia, inoltre, la condivisione del progetto con il corpo docente e la dirigenza dell’istituto scolastico CPIA 1 Karalis, ha aperto le porte a una nuova forma di collaborazione che nel corso del laboratorio si è rivelata particolarmente preziosa. Tutte le nostre idee progettuali si sono sviluppate e trasformate tenendo conto delle specifiche problematiche di cui siamo venuti a conoscenza e delle iniziative già in corso. Nonostante i tempi ristretti che avevamo a disposizione per far iniziare i laboratori, ad ottobre siamo riusciti a incontrare i detenuti di Uta e a mettere le basi per una collaborazione continuativa tra la nostra cooperativa e la Casa Circondariale. Abbiamo subito verificato che, anche a Uta, come in ogni realtà carceraria italiana, tutte le attività, comprese quelle ordinarie, comportano problematiche e necessitano di tempi amplificati rispetto a un contesto “normale”. Nonostante la nostra iniziativa rientrasse ovviamente nell’ambito dei “contesti straordinari”, è stata accolta dal personale del carcere con attenzione e disponibilità. La struttura penitenziaria di Uta ha grandi difficoltà interne soprattutto per il numero del personale, (sia agenti che educatori), sottostimato rispetto ai detenuti presenti. Da parte nostra, pur necessitando di un gran numero di ore e di differenti spazi per poter sviluppare interamente il progetto in tutte le sue articolazioni, abbiamo operato affinché la nostra presenza non obbligasse gli agenti e gli educatori che operano nel carcere a ulteriori disagi e stress organizzativi. Allo stesso tempo, la nostra attività non è mai stata ostacolata o limitata se non per normali situazioni organizzative e di gestione. I docenti del CPIA 1, che spesso hanno fatto da tramite tra noi e gli agenti di Polizia penitenziaria, sono stati una risorsa fondamentale. Altrettanto importante è stata la condivisione del progetto nella programmazione didattica della Scuola, dove i nostri laboratori teatrali hanno costituito parte integrante dei percorsi formativi attivati.