Categoria: Archivio

  • QUINCHO E LA GATTA DAL CIUFFO ROSSO

    QUINCHO E LA GATTA DAL CIUFFO ROSSO

    di e con Giancarlo Biffi

    luci di Emiliano Biffi

    illustrazioni di Giorgia Atzeni

    libro pubblicato da ed. Segnavia

     

    Cosa accade ad un cucciolo abbandonato quando in compagnia di altri cagnolini randagi s’imbatte in una gatta?

    Una bianca gatta dal ciuffetto rosso che seppur diversa dai cuccioli di cane, inspiegabilmente desidera a tutti i costi stare in loro compagnia.

    Ma perché? Cosa vuole da loro?

    “Vai via! Torna a casa tua!”

    Strafottenti i cuccioli di strada le rispondono in malo modo, non vogliono avere nulla a che fare con una gatta ma lei non ha nessuna intenzione di lasciarli, non ha nessuna voglia di accettare il mondo per quello che è… Quindi?

    La storia di Quincho, di un cucciolo di cane che dopo essere nato, e serenamente vissuto in una confortevole cuccia all’improvviso si ritrova a vivere in strada.

    Un brutto giorno, Babbo cane uscito di casa non vi fa più ritorno.

    Passano alcuni mesi e la mamma va a vivere con un cagnone grande e grosso che l’accoglie nella sua cuccia insieme ai suoi due cagnolini più piccoli, rifiutando però Quincho.

    E da quel giorno per Quincho inizia una nuova vita. Una vita, a fianco di tanti altri cuccioli abbandonati, fatta di giornate trascinate da un mercato all’altro alla ricerca di cibo e di un po’ d’affetto; di quell’amore di cui ha tanto bisogno e che un bel giorno si presenterà sulla sua strada nelle vesti di una nuova mamma. Una gatta, incontrata dai cuccioli di strada durante il loro continuo girovagare, una strana bianca gatta dal ciuffo rosso che dopo l’iniziale incomprensione, si rivelerà molto importante per tutti loro.

    Un viaggio ai confini del mondo tra le terre del Nonsò e quelle del Kessai, lungo le vie percorse dai cuccioli di strada; per incontrare il sorriso di chi le abita, di chi tra quei vicoli prova ogni giorno ad accarezzare il cielo, ben sapendo che un’altra vita è possibile, che un grammo di gioia è dovuto a tutti.

    Una favola che racconta di cagnolini abbandonati e di una gatta col ciuffo rosso che diverrà la loro nuova mamma; per narrare attraverso le vicende di cani e gatti, una storia vera, quella dei bambini di strada di Managua e di una donna, Zelinda Roccia che con l’aiuto di tanti volontari, dal 1991 opera ogni giorno affinché questi bambini abbiano la possibilità di costruirsi un futuro migliore.

    Un’associazione a “far del bene”, conosciuta in tutto il mondo con il nome di  Los Quinchos. 

    Giancarlo Biffi

     

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  • MARIPOSA, LA FARFALLA MECCANICA

    MARIPOSA, LA FARFALLA MECCANICA

    di Giancarlo Biffi
    con Mauro Mou (Callé), Silvestro Ziccardi (Chiodino) e Giorgio del Rio (Giovanni l’elettricista)
    luci, fonica e percussioni di Giorgio Del Rio
    contributo al testo di Mauro Mou e Silvestro Ziccardi
    contributo realizzazione scene di Marilena Pittiu
    regia e scene di Giancarlo Biffi

    “Mariposa, la farfalla meccanica”Premio Ribalta 2002 finalista allo Stregagatto 2000, ha ottenuto la seguente menzione dalla Giuria internazionale: ‘attori accattivanti, espressivi e capaci, che ci trasportano in un universo dove la libertà e il coraggio hanno ragione sulla crudeltà di un mondo dominato dal denaro.’

     

    In un mondo ripiegato su se stesso, spento, senza più palpitazioni, c’è ancora chi vuole stupirsi, chi desidera il viaggio, chi non vuole rassegnarsi alla morte dei sogni, ma li insegue come fossero l’ultima frontiera rimasta. Rincorrere il sogno, inseguire una fiaba, in tempi dove tutto è prestabilito, dove si è obbligati a crescere per forza, sembra quasi il desiderio di un folle. Callé non ci sta, lui vuole vivere il sogno. Vuole l’impossibile: che la fiaba possa divenire realtà e che Mariposa, la ragazza con le ali di farfalla, torni a farsi vedere nel mondo. In un tempo tanto vicino da sfiorarci le spalle, quando i sentieri portavano alle cime che toccano il cielo e le farfalle parlavano agli uomini; al di là dei boschi, dopo i binari della ferrovia, poco dietro le sponde del lago, sull’altopiano delle terre di confine, prima della grandi torri metalliche, un giorno era comparsa Mariposa, una farfalla con il corpo di ragazza. Ma in quella terra, si era smesso di sognare. I sogni erano stati rubati da un ricco signore che aveva strappato le ali e tolto il cuore a Mariposa, per poi esibirla nella grande piazza della città come una ridicola farfalla meccanica. Tra passato e presente, soprusi e ingiustizie, lacrime e sorrisi, come un filo che si perde nel pozzo, i ricordi prendono colore nelle voci di Callè e Chiodino e la vicenda narrata, scavalcando le parole, attraversando gli sguardi ci porta in luoghi dove forse, è ancora possibile incontrare il sogno.

     

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  • Radio Cipolla

    Radio Cipolla

    di Giancarlo Biffi, Mauro Mou, Silvestro Ziccardi
    da una storia di Giancarlo Biffi “Viaggio a Scigulì”
    con Mauro Mou (Martino), Silvestro Ziccardi (Fenicottero) e con la partecipazione di Giampietro Guttuso
    piano luci, illuminotecnica, effettistica Gianni Schirru
    suono Giampietro Guttuso
    costumi e realizzazione scenografica Marianna Melis, Marilena Pittiu
    scene cada die teatro
    regia Giancarlo Biffi

    Premio Ribalta 2003 Roma Sezione miglior scenografia

    Guardare il mondo con gli occhi della speranza, convinti del fatto che quel che sappiamo è sempre poco rispetto a ciò che ci resta ancor da conoscere. La vita si manifesta in ogni elemento, esprimendosi in forme e modi che spesso non comprendiamo. Una cipolla può nascondere al suo interno una canzone; come una radio può irradiare le sue onde su tutto il cosmo e così liberare la gente dalle sue paure. Da quei lupantropi che la tengono ferma, immobile, senza una lacrima ma neppure senza quel magico carburante che è per l’uomo il riso. È l’accettazione di tutto quel che la vita manda, nel bene e nel male, che guida due fratelli ad un’esplorazione in territori dove alle volte arrendersi agli avvenimenti, come fa Fenicottero, porta gli uomini a vincere. Giunti nel luogo “giusto” non sono più Martino e Fenicottero ad andare verso… ma tutto gli va incontro… e allora, anche la salvezza arriva come fosse un tenero bacio che gli si posa sulle guance. Radio cipolla è la storia di un viaggio alla ricerca di un punto “magnetico” che una volta trovato, può liberare il mondo dai lupantropi. Ma forse questo luogo non esiste, Martino se l’è inventato, oppure il posto da raggiungere non è il monte Machapù ma come più ragionevolmente dice Fenicottero, il mercato di Scigulì. In effetti, erano partiti proprio per andare in quel mercato a prendere delle batterie elettriche, sarebbero servite a dare alimentazione a un grosso giradischi che giorno e notte diffondeva musica in tutto il bosco. A quei tempi il mondo era dominato dai Supremi, tiranni che avevano come guardie i lupantropi, orrendi animali col corpo da sciacallo sormontato da una testa a metà tra il topo e il cinghiale. Queste bestie gia da parecchi mesi tenevano sotto controllo, “il Popolo dei boschi”: una comunità di ragazzi che aveva trovato tra quegli alberi un po’ di serenità e tranquillità. I lupantropi non temevano nulla, tranne la musica. Nel bosco le scorte di energia stavano però per esaurirsi, se non si provvedeva a trovarne altra, il giradischi si sarebbe fermato e per tutti sarebbe stata la fine. Per far fronte all’immediata sciagura, Fenicottero e Martino, erano stati mandati a recuperare altre batterie elettriche, ma durante il cammino avevano perso tempo prezioso e così… ogni cosa si era fatta difficile.
    Giancarlo Biffi

     

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  • PEDRIGHEDDU

    PEDRIGHEDDU

    di e con Pierpaolo Piludu
    disegno luci, illuminotecnica di Giovanni Schirru
    suono di Emiliano Biffi
    scene Marilena Pittiu
    regia e collaborazione alla drammaturgia di Alessandro Lay

    La storia è sempre quella: ovunque ci sia della gente che vuole vivere tranquilla e in santa pace, senza fare del male a nessuno, arriva qualcuno che decide di sfruttarla senza pietà solo perché lui è grande, grosso, ricco e prepotente. La nostra fiaba racconta che non tanto tempo fa, in un paesino della Sardegna circondato dai monti, viveva un grande orco-porco malnato, arrogante, puzzolente e molto, molto vanitoso che era diventato il padrone di tutto e di tutti. Ma non solo: convinto com’era di essere l’orco più bello e più educato del mondo, aveva imparato a dire e a fare anche le cose più terribili con un bel sorriso sempre stampato sul suo faccione gommoso, untuoso e sudaticcio. In poco tempo aveva scritto, proposto e approvato, tutto da solo, le sue leggi e i suoi regolamenti a cui tutti dovevano obbedire, pena essere divorati seduta stante. Tra i vari articoli, uno diceva che ogni giorno i bambini della regione dovevano portare al suo castello i piatti più buoni che le loro mamme e i loro babbi sapessero cucinare, stando bene attenti a non assaggiare niente, altrimenti il brutto orco-porco malnato aveva il diritto, per legge, di mangiarseli crudi o cucinati come più gli piaceva. Un giorno venne il turno di Pedrigheddu, e mentre portava il pranzetto all’orco prepotente, non seppe resistere alla tentazione di assaggiare una polpetta e… Pedrigheddu è una fiaba adatta ai bambini di tutte le età e, come in tutte le fiabe, i personaggi sono tutti frutto di pura fantasia e ogni riferimento a persone o cose è puramente casuale: ci mancherebbe solo che esistesse davvero un orco-porco così schifoso, malvagio e prepotente…

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