di e con Pierpaolo Piludu regia Mauro Mou disegno luci Giovanni Schirru suono Giampietro Guttuso – Matteo Sanna con il contributo musicale di Arrogalla semi di pietra di Pinuccio Sciola
Storie che parlano di pietre
pietre minuscole e gigantesche
case di janas e tombe di giganti.
Pietre antiche
di un’isola antica
a forma di sandalo
nel mezzo del Mare di Mezzo.
Pietre-sentinelle
che sorvegliano, sotto terra, tesori
e terribili mosche-maghedde, grandi come corvi.
Pietre pesanti come pietre
immobili da mille e mille anni
che sperano che qualcuno le ribalti
per sgranchirsi un pochino!
Pietre dove i figli facevano riposare i vecchi padri
il giorno che avevano l’obbligo di portarli a morire in montagna.
Pietre che ne hanno visto e sentito di tutti i colori.
Che hanno ascoltato le fatiche dei campi
le ingiustizie
i canti dei pastori
i racconti delle spigolatrici
le grida dei ragazzi che incitavano i cavalli
i segreti sussurrati dalle bambine
le promesse d’amore
le sfide a sa murra, a s’istrumpa, a poesia.
Pietre che non si stancano di ascoltare il suono del Maestrale
07 agosto 2018 ore 21:30 Gairo Taquisara, Festival dei Tacchi 30 giugno 2018 alle ore 21.15, Arena Chiesa Romanica – Arlate 6 luglio 2018 alle ore 21:30, Cagliari, Teatro La Vetreria
con Alessandro Mascia,Mauro Mou, Silvestro Ziccardi, Giorgio Del Rio, Lara Farci e Francesca Pani ideazione di Bruno Tognolini, Mauro Mou, Silvestro Ziccardi testo diBruno Tognolini / Cada Die Teatro scenografieMario Madeddu, Marilena Pittiu costumi Marcella Ki direzione tecnicaGianni Schirru suonoGiampietro Guttuso, Matteo Sanna regiaPierpaolo Piludu collaborazione alla drammaturgia e alla regia Alessandro Lay
Lo spettacolo è stato realizzato in collaborazione con “L’isola delle storie – Festival letterario della Sardegna, Gavoi 2005”
Al suono della sirena, avanzano pedalando su strane macchine a tre ruote su cui sono montati dei forni fumanti, due figuri in divisa scura: sono i due Militi del Fuoco, Capitano Beatty e Milite Montag. Il Capitano Beatty è burbero, cattivo, stupido, convinto delle sue poche idee, che coincidono con gli slogan del suo Re Toto: per il bene della patria bisogna arrestare chi legge e bruciare tutti i libri del mondo.Il Milite Montag è (sarebbe) mite, allegro e furbo, ma, costretto dalla divisa e da quell’implacabile superiore (che teme), reprime questa sua natura sotto una smorfia di grinta feroce, che indossa troppo in fretta, perde troppo spesso, e convince troppo poco. I due militi del fuoco si aggirano per le strade sulle mostruose macchine mangialibri: strappano i libri dalle mani dei bambini, ne leggono con disgusto alcuni passi, illustrano le stravaganti degenerazioni fisiche e mentali che da quelle pagine sono causate, e senza aggiungere altro buttano i libri nel fornociclo. I due sono sulle tracce di un pazzo pericoloso, cui i libri hanno fatto perdere la testa: qualcuno l’ha visto? Il ribelle Chisciotte-Fenicottero, sempre accompagnato dal fedele Sancho, non può passare inosservato: ha due gambe lunghissime, un’aria stralunata ed è sempre seguito da uno stuolo di piccoli spettatori.
Il pazzo Chisciotte dall’alto dei suoi trampoli vede fabbriche di cioccolato nelle chiese, orribili Voldermort in innocue vecchiette e platani picchiatori nelle palme o nei pini delle piazze … Forse ha letto troppi libri per bambini, ma sembra molto lucido e assennato quando c’è da combattere la prepotenza e l’ignoranza di Re Toto e dei suoi Militi del Fuoco!
11 Febbraio 2024 – Teatro Si ‘e Boi di Selargius – Capitani Coraggiosi 2024
21 Settembre 2023 – Parco Andrea Parodi, Piazza Sant’Andrea, Flumini
10 settembre 2023 – Piazza San Giacomo, Monasitr – Dammi un 5 Festival di Arte e Cultura
17 giugno 2022 – Cagliari, La Vetreria – Sotto Questo Cielo
15 giugno 2018, ore 21:30 – Cagliari, La Vetreria / Capitani Coraggiosi d’estate 20 maggio 2018, ore 16:00, Quartu Sant’Elena – Parco di Molentargius – Festa dei 25 di nidificazione Gent’arrubia a Molentarius 10 Gennaio 2018 – La Vetreria, Pirri (Cagliari) 9 Gennaio 2018 – La Vetreria, Pirri (Cagliari) 8 Gennaio 2018 – La Vetreria, Pirri (Cagliari) 7 Gennaio 2018 – La Vetreria, Pirri (Cagliari)
adattamento teatrale di Pierpaolo Piludu regia di Giancarlo Biffi con Pierpaolo Piludu disegno luci di Giovanni Schirru suono di Matteo Sanna musiche originali di Paolo Fresu
dal romanzo di Francesco Masala
Li chiamavano ‘sos laribiancos’, ‘quelli dalle labbra bianche’: era il segno distintivo, inconfondibile, dei poveri di Arasolé, un paesino della Sardegna ai confini con le foreste del Goceano. Sos laribiancos si riconoscevano subito: mangiavano poca carne, pochi carboidrati, poche proteine. Mangiavano troppo poco.
Francesco ‘Cicitu’ Masala, nel suo romanzo-capolavoro, mostra gli effetti devastanti e osceni di chi non ha pane per sé e per i propri figli e gli effetti devastanti e osceni di tutte le guerre, in particolare della sciagurata campagna italiana in Russia cui lo stesso autore prese parte.
Nel 1998 Cicitu mi manifestò il desiderio di vedere in scena i personaggi del suo romanzo in una versione sardo logudorese. Gli risposi che mi sarebbe piaciuto provare a narrare la vicenda nel modo più semplice, senza scenografie, alternando lingua sarda e lingua italiana. Da allora lo spettacolo fa parte del nostro repertorio…
Dove possibile ho cercato di lasciare inalterata la suggestione poetica delle parole dell’autore. Allo stesso tempo, spero con il giusto rispetto, ho dovuto scegliere, aggiungere, assemblare, tradire. Pierpaolo Piludu
Raccontare storie per non essere raccontati. Raccontare per primi, prima che qualcuno possa raccontarti. I figli di Arasolè parlano dei loro padri come se questi fossero i padri di tutti noi. Un gruppo di ragazzi va in guerra e di questi uno solo fa ritorno; ma finché qualcuno li avrà nei suoi ricordi, le loro storie continueranno a correre; finché Culubiancu una volta all’anno suonerà le sue campane, le loro voci dai viottoli di Arasolé si spanderanno nell’aria fino a raggiungere il tetto del cielo. Il teatro si muove, non resta mai fermo; le stesse opere teatrali rappresentate in tempi e contesti diversi danno prodotti differenti. Nella nostra messa in scena il testo di Francesco Masala, Quelli dalle labbra bianche, diventa un grande racconto e nella sua epica prende forma non solo il disagio di ieri, ma anche la “condizione” di oggi. L’attore/narratore assume in sé tutte le vicende e i volti di quegli uomini per ridarci, nel sorriso della rappresentazione, delle vite che paiono infinite. Giancarlo Biffi
Cosa accade ad un cucciolo abbandonato quando in compagnia di altri cagnolini randagi s’imbatte in una gatta?
Una bianca gatta dal ciuffetto rosso che seppur diversa dai cuccioli di cane, inspiegabilmente desidera a tutti i costi stare in loro compagnia.
Ma perché? Cosa vuole da loro?
“Vai via! Torna a casa tua!”
Strafottenti i cuccioli di strada le rispondono in malo modo, non vogliono avere nulla a che fare con una gatta ma lei non ha nessuna intenzione di lasciarli, non ha nessuna voglia di accettare il mondo per quello che è… Quindi?
La storia di Quincho, di un cucciolo di cane che dopo essere nato, e serenamente vissuto in una confortevole cuccia all’improvviso si ritrova a vivere in strada.
Un brutto giorno, Babbo cane uscito di casa non vi fa più ritorno.
Passano alcuni mesi e la mamma va a vivere con un cagnone grande e grosso che l’accoglie nella sua cuccia insieme ai suoi due cagnolini più piccoli, rifiutando però Quincho.
E da quel giorno per Quincho inizia una nuova vita. Una vita, a fianco di tanti altri cuccioli abbandonati, fatta di giornate trascinate da un mercato all’altro alla ricerca di cibo e di un po’ d’affetto; di quell’amore di cui ha tanto bisogno e che un bel giorno si presenterà sulla sua strada nelle vesti di una nuova mamma. Una gatta, incontrata dai cuccioli di strada durante il loro continuo girovagare, una strana bianca gatta dal ciuffo rosso che dopo l’iniziale incomprensione, si rivelerà molto importante per tutti loro.
Un viaggio ai confini del mondo tra le terre del Nonsò e quelle del Kessai, lungo le vie percorse dai cuccioli di strada; per incontrare il sorriso di chi le abita, di chi tra quei vicoli prova ogni giorno ad accarezzare il cielo, ben sapendo che un’altra vita è possibile, che un grammo di gioia è dovuto a tutti.
Una favola che racconta di cagnolini abbandonati e di una gatta col ciuffo rosso che diverrà la loro nuova mamma; per narrare attraverso le vicende di cani e gatti, una storia vera, quella dei bambini di strada di Managua e di una donna, Zelinda Roccia che con l’aiuto di tanti volontari, dal 1991 opera ogni giorno affinché questi bambini abbiano la possibilità di costruirsi un futuro migliore.
Un’associazione a “far del bene”, conosciuta in tutto il mondo con il nome di Los Quinchos.
di Giancarlo Biffi
con Mauro Mou (Callé), Silvestro Ziccardi (Chiodino) e Giorgio del Rio (Giovanni l’elettricista)
luci, fonica e percussioni di Giorgio Del Rio
contributo al testo di Mauro Mou e Silvestro Ziccardi
contributo realizzazione scene di Marilena Pittiu
regia e scene di Giancarlo Biffi
“Mariposa, la farfalla meccanica”Premio Ribalta 2002finalista allo Stregagatto 2000, ha ottenuto la seguente menzione dalla Giuria internazionale: ‘attori accattivanti, espressivi e capaci, che ci trasportano in un universo dove la libertà e il coraggio hanno ragione sulla crudeltà di un mondo dominato dal denaro.’
In un mondo ripiegato su se stesso, spento, senza più palpitazioni, c’è ancora chi vuole stupirsi, chi desidera il viaggio, chi non vuole rassegnarsi alla morte dei sogni, ma li insegue come fossero l’ultima frontiera rimasta. Rincorrere il sogno, inseguire una fiaba, in tempi dove tutto è prestabilito, dove si è obbligati a crescere per forza, sembra quasi il desiderio di un folle. Callé non ci sta, lui vuole vivere il sogno. Vuole l’impossibile: che la fiaba possa divenire realtà e che Mariposa, la ragazza con le ali di farfalla, torni a farsi vedere nel mondo. In un tempo tanto vicino da sfiorarci le spalle, quando i sentieri portavano alle cime che toccano il cielo e le farfalle parlavano agli uomini; al di là dei boschi, dopo i binari della ferrovia, poco dietro le sponde del lago, sull’altopiano delle terre di confine, prima della grandi torri metalliche, un giorno era comparsa Mariposa, una farfalla con il corpo di ragazza. Ma in quella terra, si era smesso di sognare. I sogni erano stati rubati da un ricco signore che aveva strappato le ali e tolto il cuore a Mariposa, per poi esibirla nella grande piazza della città come una ridicola farfalla meccanica. Tra passato e presente, soprusi e ingiustizie, lacrime e sorrisi, come un filo che si perde nel pozzo, i ricordi prendono colore nelle voci di Callè e Chiodino e la vicenda narrata, scavalcando le parole, attraversando gli sguardi ci porta in luoghi dove forse, è ancora possibile incontrare il sogno.
di Giancarlo Biffi, Mauro Mou, Silvestro Ziccardi
da una storia di Giancarlo Biffi “Viaggio a Scigulì”
con Mauro Mou (Martino), Silvestro Ziccardi (Fenicottero) e con la partecipazione di Giampietro Guttuso
piano luci, illuminotecnica, effettistica Gianni Schirru
suono Giampietro Guttuso
costumi e realizzazione scenografica Marianna Melis, Marilena Pittiu
scene cada die teatro
regia Giancarlo Biffi
Premio Ribalta 2003 Roma Sezione miglior scenografia
Guardare il mondo con gli occhi della speranza, convinti del fatto che quel che sappiamo è sempre poco rispetto a ciò che ci resta ancor da conoscere. La vita si manifesta in ogni elemento, esprimendosi in forme e modi che spesso non comprendiamo. Una cipolla può nascondere al suo interno una canzone; come una radio può irradiare le sue onde su tutto il cosmo e così liberare la gente dalle sue paure. Da quei lupantropi che la tengono ferma, immobile, senza una lacrima ma neppure senza quel magico carburante che è per l’uomo il riso. È l’accettazione di tutto quel che la vita manda, nel bene e nel male, che guida due fratelli ad un’esplorazione in territori dove alle volte arrendersi agli avvenimenti, come fa Fenicottero, porta gli uomini a vincere. Giunti nel luogo “giusto” non sono più Martino e Fenicottero ad andare verso… ma tutto gli va incontro… e allora, anche la salvezza arriva come fosse un tenero bacio che gli si posa sulle guance. Radio cipolla è la storia di un viaggio alla ricerca di un punto “magnetico” che una volta trovato, può liberare il mondo dai lupantropi. Ma forse questo luogo non esiste, Martino se l’è inventato, oppure il posto da raggiungere non è il monte Machapù ma come più ragionevolmente dice Fenicottero, il mercato di Scigulì. In effetti, erano partiti proprio per andare in quel mercato a prendere delle batterie elettriche, sarebbero servite a dare alimentazione a un grosso giradischi che giorno e notte diffondeva musica in tutto il bosco. A quei tempi il mondo era dominato dai Supremi, tiranni che avevano come guardie i lupantropi, orrendi animali col corpo da sciacallo sormontato da una testa a metà tra il topo e il cinghiale. Queste bestie gia da parecchi mesi tenevano sotto controllo, “il Popolo dei boschi”: una comunità di ragazzi che aveva trovato tra quegli alberi un po’ di serenità e tranquillità. I lupantropi non temevano nulla, tranne la musica. Nel bosco le scorte di energia stavano però per esaurirsi, se non si provvedeva a trovarne altra, il giradischi si sarebbe fermato e per tutti sarebbe stata la fine. Per far fronte all’immediata sciagura, Fenicottero e Martino, erano stati mandati a recuperare altre batterie elettriche, ma durante il cammino avevano perso tempo prezioso e così… ogni cosa si era fatta difficile. Giancarlo Biffi
di e con Pierpaolo Piludu disegno luci, illuminotecnica di Giovanni Schirru
suono di Emiliano Biffi
scene Marilena Pittiu
regia e collaborazione alla drammaturgia di Alessandro Lay
La storia è sempre quella: ovunque ci sia della gente che vuole vivere tranquilla e in santa pace, senza fare del male a nessuno, arriva qualcuno che decide di sfruttarla senza pietà solo perché lui è grande, grosso, ricco e prepotente. La nostra fiaba racconta che non tanto tempo fa, in un paesino della Sardegna circondato dai monti, viveva un grande orco-porco malnato, arrogante, puzzolente e molto, molto vanitoso che era diventato il padrone di tutto e di tutti. Ma non solo: convinto com’era di essere l’orco più bello e più educato del mondo, aveva imparato a dire e a fare anche le cose più terribili con un bel sorriso sempre stampato sul suo faccione gommoso, untuoso e sudaticcio. In poco tempo aveva scritto, proposto e approvato, tutto da solo, le sue leggi e i suoi regolamenti a cui tutti dovevano obbedire, pena essere divorati seduta stante. Tra i vari articoli, uno diceva che ogni giorno i bambini della regione dovevano portare al suo castello i piatti più buoni che le loro mamme e i loro babbi sapessero cucinare, stando bene attenti a non assaggiare niente, altrimenti il brutto orco-porco malnato aveva il diritto, per legge, di mangiarseli crudi o cucinati come più gli piaceva. Un giorno venne il turno di Pedrigheddu, e mentre portava il pranzetto all’orco prepotente, non seppe resistere alla tentazione di assaggiare una polpetta e… Pedrigheddu è una fiaba adatta ai bambini di tutte le età e, come in tutte le fiabe, i personaggi sono tutti frutto di pura fantasia e ogni riferimento a persone o cose è puramente casuale: ci mancherebbe solo che esistesse davvero un orco-porco così schifoso, malvagio e prepotente…