Categoria: Festival dei tacchi

  • Biglietteria 2022

    Biglietteria 2022


    BIGLIETTERIA

    I biglietti potranno essere acquistati ON-LINE, tramite il circuito Box Office, fino alle 12:00 del giorno prima dello spettacolo o presso i punti vendita indicati in fondo alla pagina.

    Abbonamento  (non comprende Storie Meticce)
    Intero € 100 / Ridotto € 80

    Biglietti giornalieri (sab/dom/lun/mar) (non comprende Storie Meticce)
    Intero € 25 / Ridotto € 20

    Card notte (card per tutti gli spettacoli delle 21:30)
    Intero € 75 / Ridotto € 60

    Presentazione libri
    Ingresso libero

    Storie meticce – Gufo Rosmarino al gran circo dei pinguini – Bregù
    Biglietto unico € 5

    Kon Tiki – Racconto Personale
    Intero € 8 / Ridotto € 6

    Pesticidio – Voci – Cattivo – Lear e il suo matto – Alba dell’orrido di Elva
    Intero € 10 / Ridotto € 8

    Odisseo migrante mediterraneo
    Intero € 12 / Ridotto € 10

    La cortesia dei non vedenti – Gola e altri pezzi brevi
    Intero € 15 / Ridotto € 13

    Museo Pasolini – Dentro – L’anima della terra vista dalle stelle
    Intero € 18 / Ridotto € 15

    Riduzioni
    Giovani <26, senior >65, residenti Jerzu e Ulassai, operatori culturali

    Laboratorio delle STORIE AD ALTA VOCE
    Due giornate per un totale di 8 ore
    Costo € 70
    Allievi scuola di Arti Sceniche e residenti € 60


    I NOSTRI PUNTI VENDITA


    CAGLIARI

    LA VETRERIA – Via Italia, 63 – Pirri – Cagliari

    Telefono: 328.2553721 – biglietteria@cadadieteatro.com

    Dal Lunedì al Venerdì (previo appuntamento telefonico)


    OGLIASTRA

    CANTINA ANTICHI PODERI – via Umberto I, 1 – Jerzu

    Telefono: 0782.70028

    Tutti i giorni 8:30 – 20:30

    PUNTI VENDITA BOX OFFICE

    CAGLIARI

    BOXOFFICE SARDEGNA – Viale Regina Margherita, 43 – Cagliari

    Telefono: 070657428

    Dal Lunedì al Venerdì 10:00 – 13 Martedì e Giovedì orario continuato 10:00 – 18:00


    CARBONIA – IGLESIAS

    BIAGETTI MARCO – Via Antonio Gramsci, 111 – Carbonia

    Telefono: 078164429

    Dal Lunedì al Sabato 09:00–13:1516:30–20:00 Domenica : chiuso


    MEDIO CAMPIDANO

    TABACCHERIA EFISIA ARESTI – Via S.Gavino Monreale, 3 – Villacidro 

    Telefono: 070 9316459


    NUORO

    NON SOLO MUSICA – Via La Marmora, 153 – Nuoro

    Telefono: 0784255060


    OGLIASTRA

    IL TABACCHINO – Viale Monsignor Virgilio, 121 – Tortolì

    Telefono: 0782624020


    GALLURA

    BAFFIGO – Via ROMA, 1 – Tempio Pausania 

    BAR BARAONDA – Via Goffredo Mameli, 13 – Olbia


    ORISTANO

    CLOSER – Via Tirso, 148 – Oristano

    Telefono: 0782212645


    SASSARI

    LE RAGAZZE TERRIBILI – Via Roma, 144 – Sassari Telefono: 0792822015

    NUOVE MESSAGGERIE SARDE – Piazza Castello, 11 – Sassari Telefono: 079230028

    TABACCHI D’APELLO – Via Manzoni, 40 – Alghero

  • Margherita Hack. In bicicletta tra le stelle

    Tu forse non lo sai, ma noi astronomi abbiamo davvero una macchina del tempo. È la velocità della luce. È lei che ci permette di guardare indietro nel tempo.

    Durante un lungo viaggio in bicicletta, Margherita Hack racconta al marito Aldo la sua infinita passione per la fisica e l’astronomia. Ricavando continue similitudini dal mondo della bicicletta, Margherita passa in rassegna, spiegandoli, alcuni dei più grandi quesiti della scienza moderna: la teoria della relatività di Einstein, i viaggi nel tempo, l’esistenza di forme di vita extraterrestri, la nascita e la morte di una stella.

    Mescolando racconto biografico e divulgazione scientifica con ironia e inventiva, Margherita Hack. In bicicletta tra le stelle è un viaggio sorprendente attraverso la vita e le passioni di una donna straordinaria. Una parabola senza tempo che ci rammenta l’eredità lasciataci in dono da Margherita Hack.

  • Alba dell’Orrido di Elva

    produzione Il Mutamento Zona Castalia

    drammaturgia e regia Giordano V. Amato

    con Eliana Cantone

    con la partecipazione straordinaria di Stefano Giaccone

    Negli ambienti rurali, come in quelli urbani, l’evento bellico muta profondamente le relazioni tra uomini e donne, tra genitori e figli; in particolare, le relazioni di dipendenza si alterano, ridefinendo responsabilità e ruoli per il soddisfacimento dei nuovi bisogni.

    La giovane Alba, nata a Elva, tra le montagne della Val Maira, attraversa da adolescente la prima guerra mondiale. Ormai donna lascia le montagne per realizzare il suo sogno di diventare maestra; come dote porta con sé il segreto della guerra partigiana, della quale è partecipante attiva. Alba sopravvivrà anche alla seconda guerra mondiale e per la prima volta, ormai cinquantenne, sarà chiamata a esprimere il suo voto nel primo suffragio universale italiano. Negli anni del primo conflitto mondiale le donne, per la prima molta, entrano nei ruoli sociali e nel mondo del lavoro, fino ad allora ambiti esclusivamente maschili. È un’emancipazione forzata, anche questa dettata dal bisogno bellico e dai ruoli lasciati scoperti dagli uomini che sono quasi tutti in guerra. Ma svolgere le mansioni da cui sono state fino ad allora escluse innesca un processo inarrestabile, che porta progressivamente a un reale cambiamento e una partecipazione diversa del femminile che culminerà, nel ’46, nel primo suffragio universale, dove i voti delle donne sono determinanti per un cambiamento radicale. Con ALBA DELL’ORRIDO DI ELVA ripartiamo dalle montagne, da quelle della Carnia dello spettacolo MARTA E OLMO a quelle piemontesi. Se la vita di Marta è presto spezzata, quella di Alba attraverserà le due guerre per arrivare a esprimere il primo voto, da donna libera, nel ’46. Per lei abbiamo immaginato una vita non speciale, da eroina, però dura e determinata; le esperienze che incontra la temprano e la rafforzano. Alba è una donna che sceglie, all’inizio per istinto e opposizione giovanile, ma man mano i valori si consolidano in lei e le scelte si fanno coerenti e inevitabili, con la consapevolezza del prezzo che può essere necessario pagare. La vediamo insegnare durante il periodo fascista, ma cercando di comunicare ai ragazzi dei valori differenti da quelli propugnati dal regime, affrontando un grande rischio, successivamente la vediamo partecipare alla Resistenza, o accudire piccoli e anziani durante i bombardamenti di Torino. Alba è partecipe della vita sociale e ha un ruolo, sebbene limitato, nella trasformazione in atto. Ma all’origine di “Alba” c’è la montagna, un luogo appartato. Immaginiamo che Alba nasca a Elva, in Val Maira, un luogo straordinario per molti motivi. Elva, per la sua collocazione geografica, è un luogo ancora oggi non semplice da raggiungere. Quella è la culla di Alba, con le sue tradizioni che lei non rinnega, come può sembrare inizialmente, ma trasforma e dunque, paradossalmente, rafforza. Perché le tradizioni che non vengono rinnovate, vitalizzate, diventano solo pesanti fardelli da trascinare. Alba è una donna che, al contrario di Marta (dello spettacolo MARTA E OLMO), raggiunge la piena maturità e consapevolezza del suo ruolo nella comunità, nel tessuto sociale, ma anche del suo proprio significato e dei suoi bisogni.

  • L’anima della Terra vista dalle stelle

    concerto spettacolo per il centenario di Margherita Hack
    da un’idea di Francesco Magnelli
    con Ginevra Di Marco, Francesco Magnelli, Andrea Gozzi
    musica Ginevra Di Marco, Francesco Magnelli, Andrea Salvadori
    parole Ginevra Di Marco
    foto Vittorio Vizzini

    Cari ragazzi,
    vorrei darvi un saluto e un augurio:
    che possiate vivere in un mondo migliore,
    in questo che si chiama il villaggio globale,
    che sia davvero globale,
    dove non ci siano più divisioni di razza, di nazionalità, di religione,
    dove si sia davvero tutti fratelli,
    tutti fatti dello stesso DNA,
    per un mondo in pace,
    per un mondo che ami la scienza
    e che con la scienza cerchi di migliorare la vita di tutti.
    Auguri!

    Margherita Hack

    “L’anima della Terra vista dalle stelle” è lo spettacolo di musica e parole che per quattro anni, dal 2009 al 2013, Ginevra Di Marco e Francesco Magnelli portarono sui palchi dei teatri italiani con Margherita Hack.

    In occasione del centenario dell’astrofisica, Ginevra e Francesco decidono di ritornare in scena per raccontare Margherita e la straordinaria esperienza vissuta insieme: un intreccio di racconti e musica per far affiorare ancora i suoi pensieri, la sua persona, il lavoro, la vita, le scelte e l’indomita necessità di schierarsi e lottare. I materiali audiovisivi che documentano l’esperienza di allora, tra frammenti di spettacolo, interviste e momenti di lavoro, verranno messi in scena come attori, allo scopo di evocare ancora Margherita con la sua straordinaria forza. Un vitale susseguirsi di racconti e canzoni, la dovuta leggerezza e la battuta pronta, per omaggiare una donna meravigliosa e una grande amica. “Una personalità come quella di Margherita Hack lascia il segno nell’esperienza di chi l’ha frequentata, come noi, per quattro anni con lo spettacolo “L’anima della Terra vista dalle stelle”: una traccia profonda che affiora dai ricordi e ci chiama, quasi a chiederci di esistereancora, di esserci, come una sorgente viva di stimoli e pensieri nuovi.

    Celebriamo la nascita di Margherita Hack, non la ricorrenza della sua morte, affinchè la sua vita e il suo esempio possa continuare ad essere di ispirazione per le nuove generazioni e possa ancora affiancare noialtri, quaggiù, in un cammino che sappia diventare, alla luce della sua Stella, più forte e coraggioso”

     Ginevra Di Marco

  • Pane o Libertà – Per un futuro immenso repertorio

    di e con Paolo Rossi

    musiche dal vivo Emanuele Dell’Aquila, Alex Orciari

    foto di MoniQue

    Pane o libertà è il nuovo spettacolo di Paolo Rossi che unisce stand up a commedia dell’arte e commedia greca. “Il titolo Pane o libertàl’ho ripreso da un libro, ma non vi dico qual è. Lo trovo molto emblematico: si impone la scelta tra mangiare, vivere o avere la libertà”spiega Rossi. “Ma oggi le parole ‘pane’ e ‘libertà’ hanno lo stesso significato di quando quel libro mi capitò tra le mani? Il pane ha lo stesso sapore di quei tempi? e oggi uno è libero di gridare ‘Abbasso la libertà’?”. Il progetto intrapreso da Rossi comprende un tipo di azione teatrale ad alta valenza sociale.Agile, dirompente, sfuggente alle definizioni di genere e duttile nell’allestimento scenico, Pane o libertà ha le caratteristiche di un evento più che di una rappresentazione e si adatta aqualunque luogo voglia ospitare la ‘non replica’, addirittura il teatro propriamente detto. Lo spettacolo mescola la figura del primo Arlecchino, quello che possedeva il biglietto di andata e ritorno per l’aldilà, a quella che fu poi una delle sue evoluzioni come intrattenitore popolare capace di spaziare dalle stalle al cabaret. Un teatro d’emergenza? Delirio organizzato? Serata illegale? Teatro di rianimazione? Comunque un teatro di domande.

    “Giocando con l’illusione di mettermi sul palco -o su ciò che useremo come tale per bisogno o necessità -sia come attore, sia come personaggio e come persona, rievocherò i miei sogni lucidi, fatti di storie che aiutano a resistere, a scegliere tra il pane e la libertà, o a non scegliere proprio” prosegue Rossi. “Sono storie di artisti che per fortuna ho realmente incontrato nella mia vita. I maestri Jannacci, Gaber, De Andrè, Fo e persino il fantasma della Callas; i comici del Derby e altri sconosciuti. Racconterò questi allegri morti che abitano l’interzona che li rende visibili solo a pochi cantastorie che li traducono agli umani. Con l’aiuto dei miei amici saltimbanchi, parlerò di queste personalità fantasmagoriche e poetiche, non controllabili da nessun piccolo o grande fratello che con le loro narrazioni portanoconforto, idee per lottare e speranza. Tutto qui.Senza osare più del dovuto nelle imitazioni e nelle parodie, giocando al contrario con le massicce dosi di visionarietà che la favola contiene di suo. Vorrei fare qualcosa che dia al mio essere chiamato comico una via di fuga verso un teatro sociale, nella poesia del buffo e della magia. Roba minima. Tanto per alzare le difese immunitarie del pubblico presente… o meno”.

    Quel che pare un sottotitolo, Per un immenso futuro repertorio, in realtà è un complemento importante del titolo stesso. Una finestra che si aggiunge a quelle dell’improvvisazione, del coinvolgimento del pubblico, di irruzioni improvvise di ospiti a sorpresa, dove verranno riarrangiati o citati dei pezzi, monologhi, frammenti, momenti delle origini per farli rimbalzare come nuovi nel presente della serata.C’è l’attore, ci sono i personaggi che evoca o interpreta nelle varie affabulazioni, ma soprattutto c’è la persona. Attore, persona e personaggio, tutto questo presente contemporaneamente,tutto questo per allontanarsi dalle tradizionali rappresentazioni e creare qualcosa che accada veramente e irrepetibilmente nella serata. PS: Recitando col pubblico, e non al pubblico, ai presenti in sala è consentito intervenire, chiedere, interrompere, soprattutto restare svegli. E comunque, pur rispettando le vigenti norme sulla distanza sociale, qui, in questo teatro, la quarta parete non esiste. 

  • ODISSEA UN RACCONTO MEDITERRANEO

    progetto di Sergio Maifredi

    produzione Teatro Pubblico Ligure

    direttore di produzione Lucia Lombardo

    “E se un Dio mi fa naufragare sul mare scuro come vino,
    saprò sopportare, perché ho un animo paziente nel petto:
    sventure ne ho tante patite e tante sofferte
    tra le onde ed in guerra: sia con esse anche questa.”

    “Odissea” di Omero dalla ninfa Calipso all’incontro con la giovane Nausicaa la figlia del re Alcinoo. La partenza, l’addio all’immortalità, la tempesta e l’approdo nell’isola dei Feaci. La cetra di Demodoco e le lacrime degli eroi.
    Giuseppe Cederna legge e racconta il viaggio di Odisseo, un migrante mediterraneo sulla via del ritorno. Una riflessione sull’accoglienza antica dello straniero e la dichiarazione d’amore più bella del mondo.

  • GOLA E ALTRI PEZZI BREVI

    legge Valerio Aprea
    di Mattia Torre
    Musiche di Giuliano Taviani e Carmelo Travia

    In mezzo al mare, interpretato da Valerio Aprea, è il primo monologo scritto da Mattia Torre, nel 2003. Nel 2012 è stato inserito da Dalai Editore nella raccolta omonima dei principali monologhi che Torre ha scritto di lì in seguito, ampliati nel 2019 per Mondadori e in audiolibro per Emons Edizioni. Tre di questi, Colpa di un altro, Yes i can e Gola, oltre a uno stralcio di In mezzo al mare, vengono proposti dallo stesso Aprea in un assolo spietato ed esilarante al tempo stesso, che fotografa un paese in balìa di una fame atavica, e votato inesorabilmente al raggiro, alla menzogna, al disperato inseguimento di un lusso sfrenato e delirante. Il tutto sulle musiche di Giuliano Taviani e Carmelo Travia composte per Figli, l’ultimo film scritto dall’autore.

  • LEAR E IL SUO MATTO


    di William Shakespeare

    traduzione e drammaturgia Luca Radaelli
    regia Luca Radaelli, Walter Broggini

    con Luca Radaelli, Walter Broggini

    scene Walter Broggini

    Leggendo Shakespeare ci si imbatte in una realtà fatta di contrasti: l’alto e il basso, l’elevato e il volgare, il comico e il tragico.

    Nella sua tragedia forse più cupa, Re Lear (scritta, tra l’altro, proprio a seguito di un’epidemia di peste che aveva chiuso i teatri londinesi per un anno), Shakespeare toglie allo spettatore ogni certezza, ogni punto fermo. Il re dialoga con il suo matto e non si capisce chi dei due è il matto. I figli apparentemente buoni sono cattivi e viceversa. Tutto è permeato di black humour.
    Malgrado la famosa battuta “La maturità è tutto”, i personaggi reagiscono in modo infantile, sembrano quasi burattini nelle mani del destino: “Come mosche tra le mani di ragazzini crudeli noi siamo per gli dèi”. Perciò abbiamo immaginato di ridurre la scena elisabettiana a una baracca di burattini: Re Lear è un attore in carne e ossa che ha a che fare con i suoi fantasmi scolpiti nel legno. In Italia si tende a dare ai burattini l’etichetta di “teatro per bambini”, dimenticandosi l’origine rituale e demoniaca delle maschere (Arlecchino, Brighella) e l’aspetto inquietante di alcuni personaggi del teatro di figura (Punch, Guignol…). Walter Broggini (burattinaio che ha girato tutta Europa col suo spettacolo di teatro di figura per adulti “Solo”) incontra Luca Radaelli (attore che già si è cimentato con “Macbeth Banquet” in un teatro scespiriano con oggetti) per dare vita a un Re Lear che trae linfa dal teatro popolare, dalla farsa, dal balletto indemoniato delle teste di legno.  Brighella si identifica con il cattivo, il bastardo Edmund, il lombardo Pirù si appropria delle caratteristiche del Fool e del fedele Kent per accompagnare Lear nel percorso che lo porterà solo con la follia a essere saggio, così come, parallelamente, il deuteragonista Gloucester solo con la cecità riuscirà a vedere. In questa razza di mondo dove i ciechi guidano i matti.

  • Racconto Personale


    da un racconto di Mamadou Diakité

    collaborazione alla riscrittura in forma di racconto Stefania Marrone 

    con Mamadou Diakité

    Un racconto personale, come quelli che capitano in treno, in fila alle poste, in una sala d’attesa…ogni volta che qualcuno ha voglia di ascoltare e si trova a scoprire quanto è diversa dalla nostra la vita degli altri, e quanto simili alle nostre sono le emozioni, i bisogni e l’istinto che la guidano.
    Abbiamo immaginato un evento simbolico, per pochi spettatori alla volta perché per raccontare la propria vita c’è bisogno dell’intimità che annulla le distanze. Mamadou è un giovane cittadino della Costa d’Avorio che si è messo in viaggio “senza valido motivo”: non c’era una guerra nel suo Paese, non era perseguitato, aveva addirittura da mangiare tutti i giorni, tre volte al giorno. Quella di Mamadou è una storia sfrontata e arrogante, che ci racconta di un ragazzo che ha semplicemente pensato di avere diritto a un’occasione nella vita per inseguire un sogno. Una storia lunga, che attraversa il deserto e che comincia con l’incontro con il trafficante più in gamba di tutta l’Africa: Sita la venditrice. Il progetto s’ispira a quello della Human Library nata in Danimarca, nella ferma convinzione che raccontarsi sia il modo migliore per avvicinarsi, anche e soprattutto in questo tempo che ci ha necessariamente richiesto una lontananza fisica. 

  • Kon-Tiki. Un viaggio in mare aperto

    con Marcelo Sola
    scenografia di Giuseppe Luzzi
    ambienti sonori di Dario Andreoli
    voce del vecchio sciamano di Daniele Squassina
    voce di Thor Heyerdahl di David Shushan
    musiche composte ed eseguite dal vivo da Marcelo Sola
    aiuto regia di Silvia Quarantini
    drammaturgia e regia di Angelo Facchetti

    “Kon-Tiki” vuol dire letteralmente “Dio Sole”. Kon-Tiki è il nome della zattera costruita nella primavera del 1947 dall’esploratore norvegese Thor Heyerdahl, che partì dalle coste del Perù deciso a raggiungere via mare le isole della Polinesia Francese. Senza remi, senza motore, sfruttando solo la corrente marina, i venti alisei e la buona sorte: 101 giorni in mare aperto assieme a un pappagallo e cinque compagni di viaggio che non avevano mai navigato prima di allora.Thor partì per dimostrare che 1.000 anni prima lo stesso viaggio poteva essere stato intrapreso da un popolo primitivo in fuga dagli Inca. Per dimostrare che gli indigeni del Sudamerica riuscirono ad attraversare il Pacifico 500 anni prima di Magellano. Per dimostrare che da sempre l’uomo affronta il mare aperto, per sete di conoscenza o mosso dalla speranza di una vita migliore. Con questa nuova produzione il Teatro Telaio intende affrontare una tematica strettamente d’attualità attraverso una storia realmente accaduta. Il viaggio inteso non solo come spostamento ma come scoperta, ricerca, fuga. La migrazione intesa non solo come emergenza ma come carattere distintivo di ogni civiltà fin dagli albori dell’umanità.

    La decisione di coinvolgere nel progetto Marcelo Sola è stata la chiave di volta dello spettacolo. La scommessa è stata non appoggiarsi ad un narratore o ad un attore professionista, ma puntare su un vero professore di fisica e matematica che, forte di oltre venti anni di insegnamento presso l’università di San Paolo in Brasile, ha potuto costruire su di sé il personaggio dandogli una spontaneità ed una verità altrimenti impensabili. La scelta di Marcelo ha anche un significato più profondo: egli stesso è figlio di immigrati, essendo suo nonno nato in Italia e migrato dalla Calabria di inizio ‘900 verso il Brasile, in cerca di fortuna. Cento anni dopo, Marcelo ha compiuto il viaggio inverso, decidendo di abbandonare il Brasile e attraversando nuovamente l’Oceano Atlantico per tornare in Italia e qui intraprendere una nuova vita ed una nuova professione entrando a far parte del gruppo di lavoro del Teatro Telaio.

  • Museo Pasolini

    Di e con Ascanio Celestini

    Voci Grazia Napoletano e Luigi Celidonio

    Musiche Gianluca Casadei

    Suono Andrea Pesce

    Produzione Fabbrica Srl e Teatro Carcano

    Contributo Regione Lazio e Fondo Unico 2021 sullo Spettacolo dal Vivo

    Secondo l’ICOM (International Council of Museums) le 5 funzioni di un museo sono: ricerca, acquisizione, conservazione, comunicazione, esposizione. Come potrebbe essere un museo Pier Paolo Pasolini?

    In una teca potremmo mettere la sua prima poesia: di quei versi resta il ricordo di due parole “rosignolo” e “verzura”. È il 1929. Mentre Mussolini firma i Patti Lateranensi, Antonio Gramsci ottiene carta e penna e comincia a scrivere i Quadreni dal Carcere. E così via, come dice Vincenzo Cerami: “Se noi prendiamo tutta l’opera di Pasolini dalla prima poesia che scrisse quando aveva 7 anni fino al film Salò, l’ultima sua opera, noi avremo il ritratto della storia italiana dalla fine degli anni del fascismofino alla metà degni anni ’70. Pasolini ci ha raccontato cosa è successo nel nostro paese in tutti questi anni”.

    Ascanio Celestini ci guida in un ipotetico MUSEO PASOLINI che, attraverso le testimonianze di chi l’ha conosciuto, ma anche di chi l’ha immaginato, amato e odiato, si compone partendo dalle domande: qual’è il pezzo forte del Museo Pasolini? Quale oggetto dobbiamo cercare? Quale oggetto dovremmo impegnarci a acquisire da una collezione privata o pubblica, recuperarlo da qualche magazzino, discarica, biblioteca o ufficio degli oggetti smarriti? Cosa siamo tenuti a fare per conservarlo? Cosa possiamo comunicare attraverso di lui? E infine: in quale modo dobbiamo esporlo?

  • cattivo

    Progetto, adattamento del testo ed interpretazione di Tommaso Banfi

    Regia di Giuliana Musso

    Musiche, progetto sonoro e disegno luci Claudio Parrino

    Scene Francesco Fassone

    Una coproduzione Compagnia Aria Teatro e La Piccionaia Centro di Produzione Teatrale

    dall’omonimo romanzo di Maurizio Torchio (Ed. Einaudi)

     

     


     

    “Ho paura. Mi vergogno a dirlo. Non lo dicessi,

    però, mi vergognerei di più. Ho paura perché ho

    speranza. Perché, assurdamente, sento di avere

    ancora qualcosa da perdere.”

    Il testo di questo monologo nasce dal romanzo di Maurizio Torchio, Cattivi, edito da Einaudi nel 2015. Secondo romanzo dell’autore, ha per protagonista un detenuto condannato all’ergastolo e “dimenticato” nella cella di isolamento di un carcere-isola.Una scrittura tesa e sospesa, una voce che ascolta mentre dice, che a volte abdica senza resistenza al silenzio e che diventa gesto, sospiro, sguardo. Un racconto a tratti lirico, come quando osserva dall’alto il mondo-carcere o il tempo immobile dell’isolamento, a tratti essenziale e semplice come l’umanità resiliente del protagonista. La vita prima, la vita dopo, l’istante del crimine che segna l’intera esistenza, la nudità della propria colpa, la violenza dell’istituzione, infine, anche, una vittima in un colpevole. La poesia si annida nei dettagli degli eventi, nei particolari dove la vita del carcere si raccoglie. La forza poetica di questo monologo sta anche nella recitazione di Tommaso Banfi: sorprendentemente organica, umida, rotta, arresa, così tecnicamente sofisticata da far scomparire l’attore e dimenticare ogni teatralità. O forse chissà… la più dolce poesia sarà ciò che avverrà alla fine dello spettacolo: quello che noi, dopo essere stati vicini a questo cattivo uomo, scopriremo nei nostri cuori.

    “La voce narrante di Cattivi si illudeva di essere astratta, universale, con la lucidità un po’ folle di chi gira a vuoto perché non ha più un mondo. Che bello invece incontrarla così: sdentata, dialettale, stanca, finalmente incarnata in quel corpo che sapeva di avere, ma si ostinava a negare.”

    Maurizio Torchio