Grazie a Renato, Onalia, Pacha, Zelinda, Francesca, Nicola, Giancarlo, Gigi, Giacco, Alessandro, Pierpaolo, Giovanni. Un ringraziamento speciale a Maria Roberta Meloni per aver prestato la sua immagine per il progetto video.
STORIE METICCE è un progetto teatrale di storie raccolte e vissute, ma anche un viaggio dentro sé stessi. Lo spettacolo trae ispirazione dal libro di Francesca Caminoli “Perché non mi dai un bacio?”, incentrato sulla storia di Zelinda Roccia e dell’Associazione Los Quinchos da sempre impegnata nella cura dei bambini di strada del Nicaragua. Le immagini di quei bambini, dei loro sguardi ricordano altri bambini e bambine della mia vita incontrati in Grecia nel 2016 nel Campo Profughi di Kara Tepe e Pikpa. Da qui il desiderio, o forse più onestamente la necessità, di raccontare ‘storie meticce’ di varie parti del mondo e di raccontare di me, di noi adulti, di ciò che “abbiamo fatto” e ciò che “non abbiamo fatto”, verso i bambini di ieri e quelli di oggi.
di Francesco Niccolini e Pierpaolo Piludu con Pierpaolo Piludu voci bimbi registrate Luca Pisano e Ousseynou Seck disegno luci Giovanni Schirru sonorizzazione Matteo Sanna regia e contributo alla drammaturgia Mauro Mou collaborazione alla messa in scena: Alessandro Mascia, Mario Madeddu, Marilena Pittiu e Silvestro Ziccardi
Un viaggio lungo venticinque anni, dove si torna da una guerra e si parte per un’altra, ci si innamora e si fa a botte, si gioca, si ride e si fa l’amore: insomma si diventa adulti, si soffre di gelosia e solitudine, si seppelliscono i propri cari e una città bellissima e amata diventa un cumulo di macerie. Efisio e Antioco Mereu sono gemelli, due gemelli che più gemelli di così non si può. Eppure sono diversissimi, nei pensieri e nei destini: il primo è indifferente al fascismo che si avvicina, il secondo è anarchico e antifascista nell’animo e quando scoppia la guerra viene spedito sul fronte peggiore che ci sia, la Russia. Efisio invece, finisce in Marina, al sicuro, sul lungomare di Cagliari. Fino al ’43, quando i bombardieri americani riducono in polvere buona parte della città.
Cielo nero è una tappa di una ricerca portata avanti dal 2005, da Pierpaolo Piludu e dal Cada Die Teatro, in collaborazione con l’Università di Cagliari e l’Istituto Superiore Regionale Etnografico della Sardegna, sui bombardamenti di Cagliari del 1943. E’ stato realizzato un video-archivio con i racconti di 130 testimoni, un documentario prodotto dalla sede regionale della RAI e uno spettacolo teatrale con 20 allievi della scuola di Arti Sceniche de La Vetreria che ogni anno, nei giorni degli anniversari dei bombardamenti, viene portato in scena.
16 Giugno 2023 – Corte de La Vetreria – Sotto questo cielo
22 novembre 2019, ore 21:00 – La bella stagione 2019/2020 – Teatro Portland, Trento
30 novembre 2018, ore 21:00 – Palazzo Benaglio, Comun Nuovo 29 novembre 2018, ore 10:00 – Teatro Civico Toselli, Cuneo 25 novembre 2018, ore 18:00 – Teatro La Vetreria, Cagliari 24 novembre 2018, ore 21:00 – Teatro La Vetreria, Cagliari 20, 21, 22 novembre 2018, ore 11:00 – Teatro La Vetreria,Cagliari 5 ottobre 2018, ore 21:00 – per Salento Racconta – Ugento, Puglia (LE) 13 maggio 2018, ore 18:00 – Teatro Vittoria- Marino (Roma) 24 febbraio 2018, ore 18:45 – Ex Montegranatico – Donori 28 dicembre, ore 18:00 – Teatro Nonnu Mannu, Scano di Montiferro
15 dicembre 2017, ore 21:15 – Teatro Subasio, La bella Stagione Fontemaggiore Teatro, Spello 13 dicembre 2017, ore 9:00 e ore 11:30 – Teatro La Vetreria, Cagliari 1 dicembre 2017, ore 19:00 – Teatro La Vetreria (all’interno dell’assemblea annuale di Confcooperative Cagliari) – Cagliari 12 novembre 2017, ore 18:00 – Teatro La Vetreria, Debutto, Cagliari 10,11, novembre 2017, ore 21:00 – Teatro La Vetreria, Debutto, Cagliari 7, 8, 9 novembre 2017, ore 11:00 – Teatro La Vetreria, Terza Ora Teatro, Cagliari5, 6, 8, 9 agosto 2017, ore 12:00 – Portico Josto, Festival dei Tacchi, Jerzu 15 luglio 2017, ore 21:00 – Borgata Adrit, Festival della Montagna, San Giorio (TO) 2 luglio 2017, ore 21:00 – Festival Il Giardino delle Esperidi, Campsirago 17, 18 febbraio 2017, ore 21:00 – Cripta di Santa Restituta (anteprima assoluta), Cagliari
di e con Rossella Dassu voce fuori campo Francesca Mazza disegno luci, audio Giovanni Schirru elaborazione suono Matteo Sanna regia, collaborazione alla drammaturgia Alessandro Lay
Raptus: sostantivo maschile, dal latino raptus, rapimento, derivato da rapĕre, rapire. 1. In psichiatria, impulso improvviso e incontrollato che, in conseguenza di grave stato di tensione, spinge a comportamenti parossistici, per lo più violenti. 2. Letter. Momento di ispirazione intensa e improvvisa, di fervore creativo.
In Italia un giorno su tre una donna viene uccisa. Gli psichiatri invitano: “Basta parlare di raptus”. Basta utilizzare l’espressione malattia mentale per provare a spiegare abusi, aggressioni e omicidi. Quello che ci siamo proposti è un percorso a ritroso che ci permetta di identificare le origini storiche e culturali di questi gesti efferati, erroneamente definiti raptus, consapevoli del fatto che, se si vuole avere una comprensione del presente e delle nevralgie che lo caratterizzano, bisogna ripartire dalle origini. Così siamo tornati indietro fino al mito greco: accanto a eroi dalle gesta gloriose si alternano figure femminili subalterne, puramente a servizio dei protagonisti maschili, spesso da questi tradite e abbandonate. Donne che nel momento in cui si permettono una reazione vengono condannate come sanguinarie criminali. Non sorprende del resto che tutto ciò che ci è stato tramandato dall’antica Grecia si sia conservato grazie alla preziosa mediazione di autori rigorosamente uomini. Abbiamo immaginato un processo in cui Euridice e Orfeo (moglie e marito), Clitemnestra e Oreste (madre e figlio) espongono la propria versione dei fatti, affrancandosi dal mito ‘originale’. Prologo e epilogo sono affidati a un quinto protagonista, il Coro, che piuttosto che giudicare tenta di comprendere e lascia alla giuria – il pubblico – la responsabilità del verdetto.
Orfeo si volta a guardare Euridice. Agisce in preda a un raptus? Clitemnestra uccide suo marito Agamennone. Agisce in preda a un raptus? Oreste uccide a coltellate sua madre Clitemnestra, agisce in preda a un raptus?
Un capolavoro del teatro greco di un’attualità sconcertante. Una commedia edificante per riflettere e interrogarci sulla società contemporanea.
Due cittadini ateniesi, Pisetero ed Evelpide, stanchi della loro città, raggiungono un luogo sospeso tra terra e cielo, senza leggi, né violenza, l’utopica patria degli uccelli. L’alleanza tra uomini e volatili è l’incontro tra esseri dell’aria ed esseri della civiltà, tra esseri pre-polis ed esseri della polis; per una società che pericolosamente in ripiego dall’essere civiltà può ben presto scivolare nella barbarie, ingoiata da una libertà senza più sembianze umane. Una messa in scena che vuole provare a smascherare l’ipocrisia di una società che ha nel denaro e nell’egoismo sociale gli unici Dei.
BIGLIETTERIA
Tel 328.2553721 • biglietteria@cadadieteatro.com
Biglietti € 10,00 – 8,00** – 5,00***
** riduzione giovani <26 anni, senior >65, residenti a Pirri
*** riduzione operatori
Apertura Biglietteria – un’ora prima dell’inizio
di Giancarlo Biffi, Giancarlo Demontis, Mauro Mou e Silvestro Ziccardi
con Giancarlo Biffi (Ginepro) e Giancarlo Demontis (Leo)
disegno luci Giovanni Schirru
suono di Giampietro Guttuso
musiche e video Marco Rocca
realizzazione madonnina Marilena Pittiu
costumi Marcella Ki
regia Mauro Mou e Silvestro Ziccardi
Sciogliere i Misteri nella quotidianità. Attraversare l’esistenza con passo leggero.
Ginepro e Leo sono due pellegrini, girano da anni l’Italia con un simulacro della Madonna sulle spalle… per Ginepro è l’esecuzione di un disegno di espiazione. Lui è convinto di aver sparato alla Madonna, uccidendola…
Durante una missione in Libano, il giovane soldato Ginepro ha ucciso una ragazza e da quel giorno, non è più stato quello di prima.
La vita il più delle volte si attorciglia, non è lineare e tranquilla, ma piena di curve… s’innalza e s’inabissa velocemente, molto più in fretta della nostra stessa comprensione degli avvenimenti. Errori se ne commettono tanti, più o meno gravi, ma di questi spesso non si sa a chi chiedere perdono… allora ecco che molti scoprono che c’è Lui.
Nella ricerca di perdono Ginepro incrocia sulla sua strada, non proprio Lui… ma Lei: Maria. A dire il vero si tratta di una statuetta di gesso che Leo si porta a presso nel suo quotidiano elemosinare.
Ginepro, vedendoli, ha una folgorazione. In loro vede Maria e Giuseppe alla ricerca del figlio. Ma Leo non è Giuseppe, ancor meno un benefattore… e non di certo sta cercando Gesù Cristo. Più semplicemente da qualche tempo sta perseguendo un obiettivo preciso: racimolare più denaro possibile per poi partire alla volta di Panama. Intuisce che con Ginepro questo sarebbe ancora più facile.
Noi li cogliamo proprio nel giorno, in cui per Leo è giunto il momento tanto atteso… mollare Ginepro e partire per la tanto agognata destinazione.
di e con Pierpaolo Piludu collaborazione musicale Nicola Piras elaborazioni sonore Giampietro Guttuso – Matteo Sanna disegno luci Giovanni Schirru scenografie Marilena Pittiu assistente alla regia Mario Madeddu regia e collaborazione drammaturgica Alessandro Mascia
Siamo partiti dalla storia di Elzéard Bouffier, “L’uomo che piantava gli alberi” che riuscì a trasformare un deserto di sassi e di vento in un’immensa foresta. Questa vicenda si è intrecciata con quelle di altre donne e uomini che hanno dedicato la propria vita alla realizzazione di un sogno, anche quando il buon senso, la ragione e le guerre, suggerivano di lasciar perdere. Uomini e donne che hanno lasciato bonos ammentos, dei bei ricordi: un’umanità semplice e sorprendentemente bella.
Ci siamo anche avvicinati ai sogni colorati e un tantino ambiziosi che avevamo da ragazzi, alla fine degli anni ’70, quando speravamo di fare la rivoluzione e di dare vita a un mondo più bello e più giusto… In alcuni momenti, i protagonisti dello spettacolo diventano un gruppo di giovani attori che, nei primi anni ’80 con un pullmino sgangherato, vanno in giro in un’Europa ancora divisa da muri e rigide frontiere.
A fronte delle numerose sonore sconfitte che hanno spesso accompagnato la nostra generazione, ci piaceva l’idea di raccontare, una volta tanto, anche delle storie che finissero bene. Come quella della nostra compagna Zelinda Roccia che decise di lasciare scuola e teatro per trasferirsi a Managua e cercare di salvare bambine e bambini di strada che sniffavano la pega, una colla devastante per non sentire i morsi della fame e la paura delle violenze.
O come quella di Elzéard Bouffier: chissà cosa gli era passato per la testa, pochi giorni prima di morire, quando si era voltato e aveva visto chilometri di bosco… un mare di alberi mossi dal vento…
Un grazie di cuore alle associazioni “L’uomo che pianta gli alberi” di Cagliari e “Los Quinchos” del Nicaragua per l’instancabile e contagiosa voglia di fare e di sognare.
Alberi e sogni è dedicato al nostro fratello e compagno Ignazio Onnis Cavallo Selvaggio e “a tutti i poeti pazzi e pazzi poetici del mondo che mai e poi mai vorranno sottomettersi”.
scene e regia di Giancarlo Biffi
con Giancarlo Biffi, Alessandro Lay, Alessandro Mascia, Mauro Mou, Pierpaolo Piludu, Silvestro Ziccardi
Il tema è quello di un mondo che ha bisogno di soldati ai quali far combattere le sue inesauribili guerre. Il luogo è la fabbrica di spedizione degli uomini: dove le esistenze sono sospese fra un arrivo (forse una fuga) e una partenza.
scritto da Alessandro Lay
elaborazione e scene Giancarlo Biffi e Alessandro Lay
regia di Giancarlo Biffi
tecnico luci Giovanni Schirru
in scena Alessandro Lay
Nico è una storia che parla di eroina, di A.I.D.S., di ragazzi che si vendono in piazza; cose che fanno parte del mio mondo, in qualche maniera ne hanno sempre fatto parte, ma non mi hanno mai “attraversato” in prima persona – mordono, fanno male e lasciano dei segni, ma non mi uccidono.
Alessandro Lay
“Abbiamo visto Nico tra le gloriose pareti del Valtorto Autogestito di Ravenna, e ci ha comunicato tenerezza, come vedere una ferita indimenticabile: il lavoro è tutto giocato lì, sulla carne percossa, sulla vita richiesta in abbondanza, di più, di più, quella che ci passa il convento non basta, Nico chiede e richiede con voce arrabbiata, intinta nel quotidiano. C’è rabbia in Nico, rabbiosa volontà di rivolta e insieme alla rabbia, in controluce, il desiderio di incanto.”
Ermanna Montanari, Marco Martinelli – Teatro delle Albe
di Alessandro Mascia e Giancarlo Biffi
con Alessandro Mascia e Giorgio Del Rio
regia di Giancarlo Biffi
è il racconto, interpretato da Alessandro Mascia, di un vecchio sopravvissuto alla guerra e al lager, utilizzato come cavia per esperimenti sulla resistenza ai lanci da alta quota.
da un’idea di Giancarlo Biffi
di e con Giancarlo Biffi, Alessandro Lay, Mauro Mou, Pierpaolo Piludu, Silvestro Ziccardi
piano luci e collaborazione alla realizzazione delle scene – Gianni Schirru
suono – Giampietro Guttuso
voce fuori scena di Gloria Troli
costumi – Marilena Pittiu (Metamorphosi)
regia e scene – Giancarlo Biffi
Pur conclusi gli anni di detenzione, per i quattro detenuti la reclusione continua, nessuno viene a prelevarli. Li avevano portati, in quel penitenziario isolato da tutto e tutti, tanti anni prima.
Il lavoro svolto, commisurato alla pena inflitta, doveva renderli presto uomini liberi, degni di ritornare al mondo civile; questa era la condanna e la promessa. Ma ora nessuno si fa più vedere, qualcosa è accaduto e piano piano l’inquietudine spalanca le porte a un grande timore.
I quattro personaggi quasi comici gettati in un ambiente grottesco, continuano ad operare. In attesa, eseguono gli ordini impartiti da un sorvegliante che col passare del tempo diventa sempre più simile a loro: continua ad organizzare il lavoro ma anche lui è in attesa di capire. La situazione degenera al limite del ridicolo ma il sorvegliante non può mollare, deve andare avanti Persiste, cerca continuamente di mettersi in contatto con i superiori della Centrale. Ai suoi appelli però nessuno può risponde e lui resta lì, ad osservare qualcosa di cui non avrebbe mai voluto essere partecipe.
Lo spazio si restringe, il tempo rallenta. Manca poco, ma quel poco pare non compiersi mai. Il meccanismo si è inceppato, il giocattolo si è rotto, non resta più nulla. Le parole cadono a terra, la storia si arrotola, tutto si offusca e l’Unità sette nel deserto di Mandras lentamente scompare all’orizzonte.
Erano andati in quel luogo con speranza, una promessa era diventata la loro ragione.
Un’altra possibilità, ancora un piccolo sforzo e tutto sarebbe tornato come prima, ma le cose non sempre vanno nel verso giusto. Proprio nel momento in cui l’esistenza diviene solo una partita a carte con la sorte, il destino si prende un’ulteriore rivincita e come una valanga gli frana addosso, senza far rumore, senza lasciare nessuna traccia.
Uomini a perdere, questa è la condizione: quattro ridicoli esseri di cui nessuno chiederà mai la restituzione; l’offerta vince sulla domanda e sempre ci sarà qualcuno disposto a prendere il loro posto. Comunque sia.
Il pensiero si trasforma in teatro. Parole e immagini che ci portano al centro dell’uomo: della sua solitudine, delle sue paure e della sua inestinguibile voglia di libertà e gioia.
Giancarlo Biffi
scritto da Alessandro Lay
regia di Pierpaolo Piludu
collaborazione alla drammaturgia di Alessandra Rossi Ghiglione
scene e costumi di Marilena Pittiu
piano luci, fonica e illuminotecnica di Giovanni Schirru
in scena Alessandro Lay
cerimoniale Giovanni Schirru
Achille, l’uomo vissuto ai due estremi: la dolcezza, l’amore infinito per Patroclo e la crudeltà assassina del guerriero; il mercenario e l’efebo dai lunghi capelli che si nasconde, travestito da fanciulla, per sfuggire all’arruolamento; il fiero condottiero e il bimbo capriccioso che litiga con Agamennone per una donna che in fondo era solo un bottino di guerra.
E la guerra di Troia è l’archetipo di tutte le guerre a venire, scatenate per falsi motivi di onore e di religione, razza, giustizia, etnia…
elaborazione drammaturgica di Giancarlo Biffi, Alessandro Mascia, Pierpaolo Piludu
con Alessandro Lay (Antigone), Alessandro Mascia (Ismene, Emone, Tiresia), Pierpaolo Piludu (Creonte)
congas Giorgio Del Rio
luci di Gianni Schirru
regia e scene di Giancarlo Biffi
Sono passati quasi duemilacinquecento anni, da quando Sofocle mise in scena per la prima volta l’Antigone, ma quello che tutti i giorni i miei occhi vedono, mi porta a dire che nulla è cambiato, proprio nulla – le ragioni di stato continuano ad essere superiori ad ogni ragione morale, etica, religiosa o sociale dell’individuo. Per quanto le parole abbiano un suono antico e parlino di storie passate, quello che però le nostre orecchie sentono e i nostri occhi vedono hanno colori e rumori non molto differenti dal presente, quel presente che ogni sera ci viene sparato contro dai tubi catodici dei nostri teleschermi.
Giancarlo Biffi