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  • Incontri – Marco Baliani

    Incontri – Marco Baliani

    di e con Marco Baliani

    Marco Baliani quest’anno sarà al Festival non solo in veste di attore, regista e drammaturgo ma anche di insegnante.
    Tre giornate di laboratori.
    Una serie di tre incontri in cui Marco Baliani ci spiega il suo metodo di lavoro per raccontare delle storie, passando dall’analisi del testo, agli esercizi, all’uso delle tecniche e alla creazione vera e propria di uno spettacolo di narrazione.

    – Smontaggio Drammaturgico di Kohlhaas
    – Ogni Volta che si Racconta una Storia Pt. 1 e 2

    Max 20 persone

    Sabato 3, Domenica 4, Lunedì 5 dalle 11:00 (durata di ciascun incontro 2h e mezzo).

    Costo 50 euro compreso l’ingresso allo spettacolo Kohlhaas, la cui visione è necessaria per la partecipazione al laboratorio. La replica di Kohlhaas è prevista per Venerdì 2 Agosto alle 21:30 presso la Cantina Antichi Poderi di Jerzu.

    Laboratorio Marco Baliani (€ 50) [wp_cart_button name=”Laboratorio Marco Baliani” price=”50.00″]
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  • Boom!

    Boom!

    di e con Max Paiella

    Gli anni 60. Anni di crescita, anni in cui l’ascensore sociale funzionava e così capitava che il figlio dell’operaio potesse arrivare ad essere un medico. Max Paiella nella doppia veste di narratore e cantante, tra un brano e l’altro, intesse un breve racconto con alcuni aneddoti sulla vita, sui costumi sulla musica di quel periodo. Una produzione originale del Festival dei Tacchi, una prima nazionale per il nuovo esilarante spettacolo dell’eclettico Max Paiella, un lavoro originale che spazia tra comicità e musica dal vivo. Un viaggio nel passato sperando nel futuro. Massimiliano-Max Paiella, attore, cantante, imitatore, vignettista e altro ancora. Noto per la sua versatilità che lo fa spaziare dal “Ruggito del coniglio” di Radio Due ai concerti con i Blues Willis.

     

     

  • Storie Comiche Ferroviarie – Studio Barzellette

    Storie Comiche Ferroviarie – Studio Barzellette


    di e con Ascanio Celestini
    musiche di Gianluca Casadei

    Una piccola stazione terminale. I treni arrivano e tornano indietro perché i binari si interrompono. Un vecchio ferroviere parla al becchino del paese in attesa di un morto di lusso. Un emigrante che ha fatto fortuna all’estero e, ora che è morto, sta tornando al paese per farsi seppellire. Nell’attesa il ferroviere racconta le sue barzellette, quelle che ha raccolto dai viaggiatori. Gente sconosciuta che arriva e riparte senza lasciare nient’altro che le proprie storie buffe. E perché le ha raccolte? Per far ridere il capostazione. Nel tempo il vecchio ferroviere s’è innamorato delle sue storielle e non sappiamo se un giorno le racconterà davvero all’uomo per il quale sono state raccolte. O forse gliele ha già raccontate.
    Forse il capostazione è lui. Forse non c’è nemmeno una stazione, il treno non arriverà mai
    e il becchino è venuto per seppellire proprio il barzellettiere.
    L’unica certezza è che quel vecchio non riesce a starsene zitto.
    Ma provaci tu a lavorare alla stazione del treno e restare zitto con la buriana che c’è. Se
    parli piano non ti sentono. Se stai zitto sei morto. Se strilli perdi la voce il primo giorno
    della settimana lavorativa. È tutto un equilibrio. E poi l’hai vista la gente che ci passa?
    Senti questa.

     

  • Potente e Fragile

    Potente e Fragile

    di e con Ascanio Celestini e Giuliana Musso
    Fabbrica Srl in coproduzione con Teatro Biblioteca Quarticciolo

     

    La ricerca. La scrittura. La scena. Incontri. Dati. Testimonianze. Ricordare. Riordinare. Ripensare. Aprire l’uno all’altra i propri archivi e riscoprire dove sono nati storie e personaggi. Tornare insieme nei luoghi e nei momenti in cui la vita ci è apparsa così potente e fragile da poter divenire teatro.

     

    “Quello che ricordo io, che ricordo ancora adesso di Giuseppe, perché per me non è mai morto, è ancora vivo,io lo vedo in tutti gli angoli della mia casa, della mia vita, della mia presenza”.

    Sono le parole di Lucia, la sorella di Giuseppe Uva, morto dopo una notte passata in questura.

     

    “Le sue medaglie non le tengo più fuori, tanto non mi interessano. Mio nonno aveva preso anche lui delle medaglie, con la firma di… non il Duce, quell’altro…come si chiama quell’altra persona importante?”

    Sono parole della madre di un militare italiano morto in Afghanistan.
     

    Rimettere in fila le parole è un lavoro semplice.Basta registrare e trascrivere.

    Ma le parole di chi cerca di ricostruire la vita di qualcun altro sono pietre sbilenche che stanno in piedi a fatica. Scricchiolano. Dondolano.
     

    Giuliana e Ascanio ci raccontano storie che zoppicano.

    E questa è la volta buona per capire come le mettono in piedi queste storie.

    Un lavoro in corso, uno studio, un’improvvisazione, un incontro, uno spettacolo sbagliato.

     

     


  • Mai Morti

    Mai Morti


    produzione Teatro della Cooperativa
    in collaborazione con Teatro dell’Elfo, Teatri 90 Progetti/Maratona di Milano
    testo e regia Renato Sarti
    con Renato Sarti
    progetto luci Nando Frigerio
    video Mirko Locatelli
    foto Bruna Ginammi

    Mai Morti è una “affabulazione nera” che fa discutere, arrabbiare, divide, emoziona e commuove.
    Con una scrittura evocativa, Renato Sarti ripercorre la nostra storia recente attraverso i racconti di un fascista mai pentito. È affidato a Bebo Storti il difficile compito di dare voce a questo nostalgico delle “belle imprese” del Ventennio fascista, oggi impegnato in prima persona a difesa dell’ordine pubblico contro viados,extracomunitari,zingari e drogati.
    Mai Morti era il nome di uno dei più terribili battaglioni della Decima Mas. A questa formazione, che operò a fianco dei nazisti nella repressione anti-partigiana, e al magma inquietante del pianeta fascista il personaggio guarda con delirante nostalgia.
    Durante una notte milanese dei nostri giorni, il protagonista si abbandona a ricordi sacri, lontani, cari. Evoca le “gloriose” azioni della Ettore Muti, come le torture praticate nelle stanze di quello che diventerà il Piccolo Teatro di Milano.
    Ricorda le stragi compiute dall’Esercito Italiano in Africa e l’uso indiscriminato e massiccio dei gas contro le popolazioni civili.
    Ad animare i suoi sogni a occhi aperti sono anche alcune vicende del passato più prossimo e del nostro presente: dalla strage di piazza Fontana nella Milano incandescente del 1969, fino al G8 di Genova.
    Un monologo che cerca di rammentare, a chi se lo fosse dimenticato o non l’avesse mai appreso che la parola antifascismo ha ancora un fondamentale e profondo motivo di esistere, e per riflettere su quanto, in Italia, il razzismo, il nazionalismo e la xenofobia siano difficili da estirpare.

    Durata 60 minuti

     

     

  • Preludi all’Amore

    Preludi all’Amore

    Uno spettacolo di e con Luigi D’Elia e i BEVANO EST
    Simonetta Dellomonaco, regia
    con
    Luigi D’Elia, voce narrante
    Stefano Delvecchio, fisarmonica bitonica
    Davide Castiglia, violino
    Giampiero Cignani, clarinetto, clarinetto basso

     

    C’è una stagione che l’erba profuma di sera, i piedi vogliono stare scalzi, la notte promette un tremito. In quella stagione all’orizzonte, se socchiudi un poco gli occhi, puoi scorgere una sfumatura, una nebbiolina, ma più leggera, una linea, densa. Quella è la linea delle storie, una foschia sottile che porta memorie, voci, carezze. Accade che quando ti investa tu ti possa ritrovare nudo, lì, sospeso… e poi, e poi è subito sera. C’è da andare via. A volte, solo a volte, sulla pelle, ti rimane come una salsedine, umida. Quelle, sì, proprio quelle, sono le storie da raccontare. Quelle che rimangono sulla pelle. Questo è un incontro di musiche e parole che vuole restituire quell’odore. Si parte da Torre Guaceto, un angolo di Puglia senza tempo, dai racconti dei suoi contadini, dalla voce delle stelle, dal battito delle sue acque: c’è la prima trebbia che dalle nebbie dal grande nord arriva nella folla fiorita di uno stralunato paesino di campagna perso nel grano, c’è Angiolina, che una notte di fuoco sua papà la porta a vedere la calcara, c’è Lino che suona e suona all’amore suo che è stato pizzicato, c’è un paese intero che di notte si mette in cammino sotto le stelle per arrivare in cima alla collina dove, anche questa notte, apparirà la balena. Questi e altri personaggi in un affresco di un tempo antico, dell’innocenza, un giro di fiabe sotto le stelle e a volte accade che a ballare a lungo, si finisca per volar via davvero.

    Durata 60 minuti

     

  • Vengo Anch’io!

    Vengo Anch’io!

    omaggio a Jannacci, Gaber, Fo

    con Luca Radaelli voce, Maurizio Aliffi chitarra, Luca Pedeferri fisarmonica, Enrico Fagnoni contrabbasso
    Vogliamo ricordare Nanni Svampa, rievocare l’eccitante atmosfera della Milano anni ’60/’70 e celebrare quel gruppo di amici e colleghi costituito da Enzo Jannacci, Giorgio Gaber e Dario Fo, con canzoni ma anche brani dei personaggi che hanno caratterizzato quella scena milanese: Ivan della Mea, Herbert Pagani, Giorgio Strehler, Beppe Viola, Alda Merini. Un caleidoscopio di personaggi come la Rita, el commissari, la Nineta, il Cerutti, l’Armando… in una passeggiata tra satira e nostalgia.

     

  • Marbleland

    Marbleland

    drammaturgia, regia e interpretazione Soledad Nicolazzi
    con la collaborazione di Dalia Padoa 
    musiche Alessandra D’Aietti 
    immagini e video Collettivo la fossa degli angeli 
    consulenza storica e tecnica Matteo Serafin e Claudia Bienaimé 
    produzione Compagnia Stradevarie e Campsirago Residenza
    Marbleland è uno sferzante monologo teatrale, con musiche originali, dedicato al tema dello sfruttamento delle Alpi Apuane. Un affresco colorito di voci diverse, quante sono le professioni e le figure del mondo delle cave di Carrara, di ieri e di oggi. Lo spettacolo nasce da un anno di ricerca e da 80 ore di interviste ai lavoratori del marmo e alle persone che lo vivono da sempre, lo respirano. Ne scaturisce un testo di denuncia nel solco della tradizione del teatro civile e d’inchiesta. Un monologo appassionato e ironico che da voce a cavatori, imprenditori, scultori, camionisti, ambientalisti e abitanti di una terra aspra e contraddittoria. Seguendo il filo della storia alla ricerca dell’oro bianco, una materia che un tempo si credeva inesauribile, Marbleland racconta quello che è stato definito “il disastro ambientale più grande d’Europa”: i danni ambientali e sociali, la mancanza di sicurezza sul lavoro e l’arricchimento di pochi a danno della collettività. Un’economia da terzo mondo nel pieno del centro del Belpaese. La storia di una città che potrebbe avere le strade lastricate d’oro e invece é uno dei comuni più indebitati d’Italia.

    “Marbleland, benvenuti nel cuore della zona industriale più antica del mondo, dove il paesaggio cambia anche rimanendo fermi. Immaginate un’autostrada a quattro corsie da Firenze a Stoccolma. Immaginatela lastricata di marmo bianco: è la quantità di materiale escavato ogni anno delle Alpi Apuane. Ecco, ora pensate, l’80% è ridotto in polvere: carbonato di calcio.
    Per farci cosa? Qualunque cosa.
    Onnipresente, bianco, puro, arriva dalla montagna così com’è.
    Anzi è la montagna, la nostra.
    Marbleland, come trasformare una risorsa unica al mondo in una montagna di polvere: istruzioni per l’uso.”

    DURATA 70 MIN

     

  • La Sarta

    La Sarta

    Con Gardi Hutter
    Messa in scena Michael Vogel (Familie Flöz)
    Musica Franui
    Suono Dirk Schröder
    Video Andreas Dihm
    Scenografia Urs Moesch/ Fausto Milani
    Luci Reinhard Hubert
    Spalla Ferruccio Cainero
    Tecnici Raffaella Benini, Andrea Cosentino
    Grafico/Foto Stephan Bundi

     

    Il suo mondo è il tavolo della sartoria. Sbirciando tra gli occhielli si intravvede la stoffa di mille racconti. Tra bambole di pezza e manichini danzanti, Gardi Hutter cuce la trama dello spettacolo senza
    risparmiarci sforbiciate e cattiverie. Nella scatola da cucito si aprono abissi e con così tanti rocchetti, perfino il destino può perdere il filo…
    Gardi Hutter e Michael Vogel creano, con LA SARTA, un pezzo teatrale sulla Finitezza dell’essere e l’Infinito del Gioco. Al di fuori del tempo.

  • Programma Festival dei Tacchi 2019

    Programma Festival dei Tacchi 2019

  • Il Principio dell’Incertezza Unplugged

    Il Principio dell’Incertezza Unplugged

    Ispirato a Richard Feynman e dedicato ai nostri figli
    Con Andrea Brunello ed Enrico Merlin
    Drammaturgia di Andrea Brunello
    Musiche di Enrico Merlin
    Regia di Andrea Brunello e Michela Marelli
    Luci e supporto tecnico di Andrea Lucchi
    Disegni di Salvatore Crisà
    In collaborazione con il Laboratorio di Comunicazione delle Scienze Fisiche del Dipartimento di Fisica dell’Università degli Studi di Trento

     

    Un professore si inerpica attraverso alcuni fra i più misteriosi concetti della meccanica quantistica (l’esperimento della doppia fenditura, il gatto di Schroedinger, i many-worlds di Hugh Everett III) per raccontare un meraviglioso mondo fatto di misteri e paradossi. Ma sotto si nasconde un’inquietante verità. La lezione si trasforma così in una confessione che mescola le teorie più evolute della meccanica quantistica, le teorie dei mondi paralleli, con il segreto del professore, spingendolo a prendere una decisione estrema. A supportare il lavoro in scena di Andrea Brunello c’è il musicista Enrico Merlin. Si crea così un connubio fra voce, testo, suoni e musica, che porta lo spettatore a vivere una piena esperienza teatrale pur senza negare i rigorosi contenuti scientifici presenti nel testo.