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  • Kohlhaas

    Kohlhaas

    Tratto dall’opera “Michael Kohlhaas” di Heinrich von Kleist
    di Marco Baliani e Remo Rostagno
    attore narrante Marco Baliani
    regia Maria Maglietta
    produzione Trickster Teatro

    La storia di Kohlhaas è un fatto di cronaca realmente accaduto nella Germania del 1500, scritto da Heinrich von Kleist in pagine memorabili. Nel mio racconto orale è come se avessi aggiunto allo scheletro osseo riconoscibile della struttura del racconto di Kleist, nervi muscoli e pelle che provengono non più dall’autore originario ma dalla mia esperienza, teatrale e narrativa, dal mio mondo di visioni e di poetica. Così ad esempio tutta la metafora sul cerchio del cuore paragonato al cerchio del recinto dei cavalli, che torna più volte nella narrazione, come luogo simbolico di un senso della giustizia umanissimo e concreto, è una mia invenzione, nel senso etimologico del termine, qualcosa che ho trovato a forza di cercare una mia adesione al racconto di Kleist. Così via via il testo originale si è come andato perdendo e ne nasceva un altro, un work in progress alla prova di spettatori sempre diversi, anno dopo anno, in spazi teatrali e non, secondo un procedimento di crescita che ai miei occhi appare come qualcosa di organico, come mi si formasse tra le mani un organismo vivente sempre più ricco e differenziato.
    Accade nell’arte del racconto orale che per cercare personaggi interiori occorra compiere lunghi percorsi, passare attraverso storie di altre storie, sentirsi stranieri in questo mondo dopo aver tanto peregrinato, fino a trovare quel punto incandescente capace di generare a sua volta nell’ascoltatore un mondo di visioni, non necessariamente coincidenti con le mie. L’arte sta nel non nominare troppo, nel cogliere il cuore di un’esperienza con pochi tratti lasciando molto in ombra, molto ancora da compiersi. Kohlhaas è la storia di un sopruso che, non risolto attraverso le vie del diritto, genera una spirale di violenze sempre più incontrollabili, ma sempre in nome di un ideale di giustizia naturale e terrena, fino a che il conflitto generatore dell’intera vicenda, cos’è la giustizia e fino a che punto in nome della giustizia si può diventare giustizieri, non si risolve tragicamente lasciando intorno alla figura del protagonista una ambigua aura di possibile eroe del suo tempo. Le domande morali che la vicenda solleva e lascia sospese, mi sembrarono, quando comincia ad affrontare l’impresa memorabile del racconto, un modo per parlare degli anni ’70, per parlare di quei conflitti in cui venne a trovarsi la mia generazione, quella del ’68, quando in nome di un superiore ideale di giustizia sociale si arrivò a insanguinare piazze e città. In fondo, a voler rivedere all’indietro il mio percorso artistico, senza Kohlhaas non sarei arrivato a raccontare Corpo di Stato, racconto teatrale andato in onda in diretta televisiva la notte del 9 maggio, vent’anni dopo la morte di Moro, a poter ritrovare i medesimi conflitti, riuscendo questa volta a parlarne dall’interno, come soggetto coinvolto nei fatti narrati. Un tema antico dunque, tragico nella tradizione e nella forma, che continua a catturarmi, perché il  narratore non può che narrare ciò che epicamente lo coinvolge nell’intera sua persona, a me succede così: non potrei raccontare qualsiasi cosa.

    Marco Baliani

    Durata 1 ora e 15 minuti

     

     

     

  • Festival dei Tacchi 2019

    Festival dei Tacchi 2019

    PROGRAMMA ARCHIVIO BIGLIETTERIA DORMIRE E MANGIARE PARTNER

    FESTIVAL DEI TACCHI, ventesima edizione. Un traguardo importante per la rassegna storicamente organizzata in Ogliastra da Cada Die Teatro. Dal 2 all’8 agosto prossimi i comuni di Jerzu, Ulassai e Gairo diventeranno ancora palcoscenico per il Festival internazionale che sposa teatro e arte con ambiente, paesaggio, tradizioni, enogastronomia, sviluppo del territorio e del turismo locale all’insegna dell’ecosostenibilità.
    Ricco e denso di appuntamenti il cartellone: 36 artisti, 18 spettacoli dislocati fra 8 palcoscenici, una prima nazionale. E poi laboratori, esiti scenici, presentazioni di libri, tavole rotonde, incontri dedicati alla drammaturgia. Un programma dai numeri significativi, accompagnato dalla stretta collaborazione, ormai da tempo consolidata, con la Cantina Antichi Poderi di Jerzu e la Stazione dell’Arte di Ulassai (nel segno indelebile, e inconfondibile, del ricordo di Maria Lai), insostituibili location, e con associazioni e operatori turistici del territorio. “Vent’anni in corsa con il tempo, vent’anni d’incontri, abbracci, azioni, per un teatro che prosegue nella sua missione di proposta e rinnovamento: in ogni luogo, in qualsiasi situazione, per ciascun singolo spettatore”, dice Giancarlo Biffi, direttore artistico del Festival e di Cada Die. Che continua e sottolinea: “Vent’anni e non sentirli, per un Festival dei Tacchi che dispiegandosi nel tempo e nello spazio seguita permanentemente a operare nell’intimità dell’animo, aprendosi ai panorami dei suoi ambienti, sia naturali che sociali. Jerzu, Ulassai, Gairo non sono solo tre paesi
    lungo una strada, ma soprattutto il segno di una resistenza caparbia all’omologazione, nella ricerca coraggiosa e caparbia di una propria specificità”. Attori, e autori, del calibro di Max Paiella, Marco Baliani, Giuliana Musso, Ascanio Celestini, Luigi D’Elia, Gardi Hutter, considerata la clown più celebre del mondo, i “padroni di casa” di Cada Die Teatro, musicisti come Paolo Fresu e Paolo Angeli: sono solo alcune delle presenze che daranno lustro alla ventesima edizione del Festival dei Tacchi.“L’Ogliastra dei Teatri e dei Tacchi come laboratorio d’arte e cultura, in dialettica tra avanguardia e tradizione, ambiente e comunità. Un grande cantiere artistico dove è possibile provare a rappresentare, prendendo ispirazione da tutto ciò che vi danza attorno, un teatro per l’oggi”, spiega ancora Biffi. “Il locale che si confronta con il mondiale, preservando la sua forte caratterizzazione particolare. Non il semplice subire discorsi, leggi, modalità centrifugate da altri in altri contesti ma la forza e l’esigenza di essere voce ascoltata nel concerto artistico internazionale. Un teatro femmina, accogliente e generante, in perseverante ricerca di confronto: tra il basso e l’alto, lo sperimentale e il popolare, i paesaggi e la gente che li abita”.

    IL PROGRAMMA
    “Il Festival dei Tacchi è un formidabile incontro tra umiltà e audacia. L’umiltà di chi è consapevole che c’è ancora molto da fare e l’audacia nell’esprimere, in forma scenica, l’urgenza di non cessare mai di dare rappresentazione ai sogni. E noi… dopo vent’anni, siamo ancora qui”. Nelle parole del direttore artistico Giancarlo Biffi il senso specifico, nel segno della continuità, del festival e dell’incontro ventennale fra Cada Die e l’Ogliastra, fra i tanti e diversi teatri e il paesaggio e il territorio di quella parte dell’Isola che diventano essi stessi teatro e parte integrante, e fondamentale, del Festival. Che, non a caso, rinnova il rapporto con la rete “Nei Teatri dei Paesaggi”, nata dalla collaborazione tra Cada Die, Campsirago Residenza di Lecco, con il suo festival “Il Giardino delle Esperidi”, e l’associazione culturale Inti di Brindisi con “Il Salento racconta”.
    Festival dei Tacchi numero 20, dunque, che quest’anno si presenterà ai nastri di partenza quanto mai pacificamente agguerrito.

    Teatro, paesaggio e ambiente
    il Festival dei Tacchi è un’esperienza di turismo culturale e sostenibile da 19 anni.

    Dal 2 all’8 agosto nei Comuni di Jerzu, Ulassai e Gairo

    Informazioni e biglietteria online www.festivaldeitacchi.com
    FB Festival dei Tacchi
    IG Cada Die Teatro
    #Festivaldeitacchi18
    info@cadadieteatro.com
    tel 328.2553721

  • TEATRI DI ACCOGLIENZA – SCENARI D’ACCOGLIENZA – SCENARI D’UMANITÀ

    TEATRI DI ACCOGLIENZA – SCENARI D’ACCOGLIENZA – SCENARI D’UMANITÀ

    Con Alessandro Atzeni (rivista profilo sociale)
    Barbara Cadeddu (Facoltà di Ingegneria e Architettura)
    Andrea Serra (maestroinospedale)
    Francesca Setzu (RE.COH)

    A partire dagli anni ’70 il teatro sociale si afferma come un vero e proprio movimento grazie al quale l’arte diventa anche strumento di emancipazione. Ci si oppone all’idea di un teatro elitario e si comincia a lavorare alla creazione di un teatro funzionale; un teatro che si occupa di cause sociali, di disabilità psichiche e fisiche, ma anche di processi educativi e scolastici.
    Insomma il teatro diventa un vero esercizio di umanità, un laboratorio che insegna ad abbattere barriere, stereotipi e pregiudizi, e a lasciar spazio alla condivisione e all’empatia. Si scoprono nuovi confini personali e nuove frontiere di possibili convivenze. Il teatro si fa rito, urgenza della collettività.

  • La Ciurma Anemica

    30 aprile, ore 11 e ore 21

    La Ciurma Anemica

    Canti di pace, guerra, liberta, donne e uomini qualunque

    Un viaggio musicato che attraversa campi di battaglia

    con Daniela Cossiga (voce) Salvatore Delogu (chitarra)

    produzione La Botte e il Cilindro

    La Ciurma Anemica nasce come progetto di recupero e ricerca di un legame emotivo, cronologico ed emozionale tra canzoni che hanno un significato particolare sia da un punto di vista storico, sia perché legate a temi e sentimenti che hanno contribuito, a nostro parere, a costruire un pezzetto del nostro paese.
    Il duo Ciurma Anemica, Daniela Cossiga (voce) e Salvatore Delogu (chitarra) ricava il suo nome dalla poesia/canzone di Belgrado Pedrini, Il Galeone, che col suo grido “Su schiavi, allarmi allarmi, pugnam col braccio forte, giuriam giustizia e libertà o morte!”, incita a riprendere in mano le proprie vite e i propri destini.
    Ci piace l’apparente dicotomia fra duo e ciurma, ci permette con mezzi semplici e diretti di comunicare la nostra apertura a contributi, suggerimenti e partecipazione e, contemporaneamente suggerisce a chi ci ascolta un senso di appartenenza, il merito naturalmente va alla musica e ai sentimenti che, ci sembra, solo la canzone popolare è in grado di suscitare da sempre.
    Il viaggio che proponiamo parte dal Risorgimento e procede sfiorando temi quali le partenze, le guerre, gli addii alla propria terra, la donna, le Rivoluzioni, le sconfitte, gli eroi e le eroine di mondi che non sono poi così distanti da tutti noi.
    Il mondo dei giovani è fatto di consumi veloci, ma anche di riscoperte.
    Questo progetto, considerando il ruolo che ha la musica anche nell’ambito inter generazionale e di scambio di esperienze, vuole essere uno strumento che avvicini loro universi vivi e densi di significato ma che, probabilmente, sono troppo impolverati per essere visibili.

  • Cammelli a Barbiana

    28 aprile

    ore 20.30 Intervento dello storico Gianluca Scroccu

    ore 21.00

    Cammelli a Barbiana

    Don Lorenzo Milani e la sua scuola

    Di Francesco Niccolini e Luigi D’Elia
    Con Luigi D’Elia
    Regia Fabrizio Saccomanno
    Distribuzione INTI
    Una produzione Thalassia – TEATRI ABITATI

    Luigi D’Elia e Francesco Niccolini raccontano la più straordinaria esperienza pedagogica del Novecento italiano. Cammelli a Barbiana approda al Festival di Narrazione di Arzo, prima tappa di un ricco tour arricchito dalla pubblicazione di un libro dedicato allo spettacolo.

    «È la storia di una scuola nei boschi, dove si fa lezione tra i prati e lungo i fiumi, senza lavagna, senza banchi, senza primo della classe e soprattutto senza somari né bocciati» commenta Francesco Niccolini, drammaturgo che da molti anni lavora, studia e scrive con Marco Paolini (insieme al quale ha realizzato, tra l’altro, lo spettacolo ITIS Galileo e la versione televisiva del Vajont).

    «Racconto di un ragazzo ricco, sorridente e pure bello» aggiunge Luigi D’Elia, unico interprete dello spettacolo e co-autore della drammaturgia insieme a Niccolini, «sempre in lotta con la scuola e la sua famiglia. I domestici di casa lo chiamano “signorino”, e a lui non va giù. Ma è un figlio di papà che mentre i ragazzi della sua età vanno a combattere per Mussolini, studia da pittore. Eppure, sotto le bombe dell’estate del ‘43 lascia la sua bella e comoda vita per farsi prete, senza immaginare che da lì a una decina d’anni sarà esiliato in mezzo ai boschi dell’Appenino toscano dalla sua stessa Chiesa. Ma proprio lassù questo ragazzo ricco, sorridente e pure bello darà vita – con pochi ragazzi di mezza montagna – al miracolo della Scuola di Barbiana, diventando il maestro più rivoluzionario, dinamitardo e rompiscatole del dopoguerra italiano: don Lorenzo Milani».

    «Cammelli a Barbiana è un racconto a mani nude e senza scena» aggiunge Luigi D’Elia. «Un racconto duro, amaro, ma allo stesso tempo intessuto di tenerezza per quel miracolo irripetibile che è stato Barbiana, con tutta la sorpresa negli occhi di quei ragazzi dimenticati che, un giorno, videro un cammello volare sulle loro teste».

    Cammelli a Barbiana è il primo spettacolo di D’Elia e Niccolini pensato per il pubblico serale, dopo quattro narrazioni premiate tra i migliori lavori del teatro ragazzi italiano degli ultimi anni. Alla regia ha lavorato Fabrizio Saccomanno. È distribuito da INTI – Landscape of the Moving Tales, un nuovo progetto artistico dedicato alle storie, al racconto e ai valori più profondi del paesaggio e della memoria dei luoghi.

    È stato inoltre appena pubblicato, per i tipi delle Edizioni Erasmo di Livorno, il volume di Francesco Niccolini e Luigi D’Elia Cammelli a Barbiana. Don Lorenzo Milani e la sua scuola: corredato da materiale fotografico, include il copione dello spettacolo, testi di Manuela Correros Verbitsky, autrice della prefazione, di Sandra Gesualdi della Fondazione Don Lorenzo Milani e dei due autori.

    «Nell’anno in cui per la prima volta un pontefice ha fatto visita alla scuola tra i boschi di Don Milani» concludono gli autori «raccontiamo sia dal vivo che sulla pagina scritta l’infinita e scomoda dolcezza dell’amore di Lorenzo per i suoi ragazzi. Un amore senza compromessi, senza paure, senza sconti. Per nessuno».

  • Il viaggio di Giame

    26 aprile ore 21:00

    Il viaggio di Giame

    di Carlo Ferrucci, recital

    con Rita Atzeri, Maria Grazia Bodio, Simeone Latini, Maria Loi, Fausto Siddi

    produzione Il crogiuolo

    “Viaggio di Giaime”, un atto unico in cui ricostruisco, basandomi in parte su quanto riferitomi da Antonietta Pintor ma lavorando soprattutto – e inevitabilmente – di fantasia, alcuni episodi del viaggio compiuto da Giaime tra il 12 settembre e il 1 dicembre del ’43. Lavorando di fantasia ma cercando nello stesso tempo di riflettere il più fedelmente possibile i punti di vista e gli stati d’animo che si colgono negli scritti di Giaime, in particolare “Il colpo di stato del 25 luglio” (di cui riporto dei passi ad apertura di alcune scene).

    Il testo è la trasposizione teatrale di un mio romanzo del 2015, “La mina tedesca. Il vero romanzo di Giaime Pintor”

  • La città futura

     

     

     25 aprile, ore 21:00

    La Città Futura

    dall’opera di Antonio Gramsci

    recital concerto con Stefano Giaccone e Giuseppe Manias

     

    L’evento è dedicato alla Città Futura, in occasione del centenario della pubblicazione, numero unico a cura di Antonio Gramsci per educare e formare i giovani. Nell’occasione Stefano Giaccone in collaborazione con Giuseppe Manias in “Futura Città” racconterà con letture e canzoni legate alla memoria, alle lotte, alla vita sociale la città dove visse Antonio Gramsci.
    I testi originali Gramsciani si muovono dentro uno scenario estremamente dinamico di Musiche eseguite dal vivo (voce+chitarra), letture, brevi commenti Sociologici e Storici.
    Con un piccolo ausilio di contributi audio trasmessi dal nostro PC. Un continuo confronto/scontro con il Dopoguerra degli anni 50 e 60, l’attualità contemporanea e la proiezione futura, focalizzando sul tema  de la “Città”. La città quale luogo/motore della prima rivoluzione industriale e luogo/liquido all’alba della rivoluzione informatica. Un viaggio di circa un’ora nella sua cultura e contro-cultura.

  • Servabo

    25 aprile

    ore 18.30 intervento dello storico Gianluca Sroccu

    ore 19:00

    Servabo

    di Luigi Pintor

    con Mario Faticoni e Antonello Carta alla fisarmonica

    produzione Il crogiuolo

    Ascoltare Servabo di Pintor in questa nuova produzione de Il crogiuolo significa ascoltare la voce di un lucido indagatore italiano dei passaggi guerra-pace, fascismo-libertà; di un grande giornalista, di un letterato, di un fratello, di un uomo, di un sardo. Una voce saggia indispensabile ai giovani d’oggi. Voce di un loro coetaneo, tanto è breve, lucida, come i loro post. Voce lontana dall’odioso politichese-ingannevole, “intellettuale”, scaduta, respingente, rifiutata. Poche pagine, due di una decina di capitoletti, nella lettura ridotte ancor più all’essenziale. L’isola, Cagliari, la guerra, la mina, la prigione, la pace, il matrimonio, il mestiere di giornalista, l’esilio, l’avamposto, il dolore.

    La voce di Mario Faticoni è alternata a quella musicale di Antonello Carta, antico compagno d’arte.

  • Un minuto di rivoluzione!

    19 aprile, ore 21:00

    ITIS Galileo

    Un minuto di rivoluzione!

    tratto dall’omonimo spettacolo

    di Marco Paolini

    adattamento e regia di Giuseppe Ligios

    interprete Gianfranco Corona

    produzione Teatro d’Inverno

    “Da adesso un minuto di rivoluzione, via!”.

    Comincia così lo spettacolo o, per meglio dire, il viaggio che il pubblico si appresta ad affrontare attraverso l’intera vita di Galileo Galilei. “I.TI.o sta per Istituto tecnico industriale statale, come dire non prendiamoci troppo sul serio!” ed è così che vengono affrontati i primi passi nella scuola, le primissime scoperte, ma anche il suo lato umano, il carattere controverso e rivoluzionario, la sua unica storia d’amore, il cannocchiale gli scontri con i colleghi e con la chiesa cattolica, no alla nefasta ora dell’abiura. In un percorso guidato si cerca di mostrare l’attualità del pensiero di Galileo, un uomo fuori dagli schemi, che ama andare contro la statica ideologia che la conoscenza si fermi ai greci e ad Aristotele, ma anzi che sia l’alba di una nuova era, dove ci si appresta a vedere una guerra che non viene combattuta da eserciti contrapposti, ma da due schieramenti che si confrontano non con le armi, in un dialogo appunto sopra due massimi sistemi, scienza e fede.

    Così si sviluppa la drammaturgia sul palco: in un continuo riferimento al tempo in cui viviamo, lo spettacolo si distingue per l’ironia con cui i temi vengono trattati: la leggerezza di un tema solo in apparenza criptico è affidata a continue battute che, sdrammatizzando, portano a scoprire in Galileo non l’irraggiungibile mito della scienza, ma un uomo che ci assomiglia, pieno di limiti e contraddizioni, ma con una costanza e una forza che resiste ai secoli. Il messaggio è chiaro: non serve identificarsi in lui, ma esercitare la sua sana diffidenza. Dove tutti credono che la terra sia ferma lui urla “eppur si muove”.

    Allora è proprio il caso di dirlo: “siete pronti a un minuto di rivoluzione?”

  • Shakespeare e gli altri

    16 aprile, ore 18:00

    LA compagnia dei crogiuolini presenta

    Shakespeare e gli altri

    testo e regia Rita Atzeri, assistente Marta Gessa

    con Elena, Pietro, Youssu, Rebecca, Nata, Luca, Benedetta, Simone, Matilda, Filippo e Ambra

    La compagnia dei crogiuolini mette insieme il gruppo storico del laboratorio per bambini nato al teatro sant’Eulalia di Cagliari, con alcuni elementi nuovi, che seguono un percorso di formazione teatrale condotto da Rita Atzeri nello spazio Fucina Teatro del centro culturale La Vetreria di Pirri. Tanti i temi affrontati ed i luoghi visitati in questi anni, inclusi gli studi di registrazione di Rai Sardegna e di radio Kalaritana. “Shakespeare e gli altri” è un lavoro di teatro nel teatro, i ragazzi giocano con il loro essere studenti ed allievi aspiranti attori e giocano con la loro passione per il teatro. Un lavoro dall’intento comico che rivoluziona il concetto di eroe e di protagonista a favore della valorizzazione del gruppo, proponendo una “pari opportunità” di gioco a prescindere dall’appartenenza di genere. Come sempre i bambini hanno da insegnare ai grandi ed alla nostra politica in particolar modo. Questo spettacolo segna anche l’apertura di una collaborazione con Tcs nell’intento di studiare un format di tv per i ragazzi, che preveda uno spazio, al suo interno per lo spettacolo dal vivo che abbia i giovani come protagonisti.

  • Muri a Cielo Aperto

    14 aprile, ore 21.00

    MURI A CIELO APERTO

    scrittura scenica e regia Romano Foddai

    con Maria Paola Dessì e Stefano Petretto

    collaborazione drammaturgica Renata Molinari

    produzione S’Arza

     

    Lo spettacolo è ambientato in un condominio dentro il quale due personaggi,divisi da una parete, si ritrovano a dialogare… La prima un’insegnante anziana ormai in pensione, il secondo un giovane di belle speranze che si rimette a posto la nuova casa, faticosamente acquistata con mutuo, creando notevoli fastidi al tranquillo riposo notturno dell’anziana donna. Tutto accade in una notte. I due riflettono sulle situazioni che i muri creano nel modo con cui vengono vissuti o usati dagli uomini intesi come individui o popoli. Affiorano alla mente le rivolte nelle carceri, le aspettative e le speranze dopo il crollo del muro di Berlino, il barricarsi delle persone per difendersi dagli altri, i muri come simbolo delle spaccature e separazioni in seno alle famiglie… I temi dello spettacolo riflettono una condizione umana di scottante attualità.

  • 28 MQ di Tela Grezza Beat Generation

    12 aprile, ore 21:00

    28 MQ DI TELA GREZZA Beat Generation

    con Filippo Murgia, Monica Pisano, Aldo Sicurella
    chitarra elettrica Federico Fenu
    regia di Aldo Sicurella
    produzione Teatro Instabile

    La beat generation è un gruppo di bambini all’angolo della strada che parlano della fine del mondo. Con la beat generation si inaugura una nuova sensibilità americana rivolta ai tempi che stanno cambiando, vivificando temi da sempre facenti parte delle tradizioni nazionali: l’innocenza, il viaggio, il rifiuto, l’adolescenza, la fuga, la ricerca di identità. Kerouac, Jimi Hendrix, Bob Dylan, Fernanda Pivano, Patti Smith, Leroy Jones, Alda Merini, Gregory Corso. Un omaggio ad una generazione di scrittore, musicisti e uomini indimenticabili. 28 mq di tela grezza, le dimensioni del famosissimo “Guernica” di P. Picasso, è un progetto artistico sulla pace che racconta storie di uomini e di guerra.