Categoria: Archivio

  • MARATONA NUMERO PRIMO

    MARATONA NUMERO PRIMO

    MARTEDÌ 8
    ore 19:30 JERZU, Cantina Antichi Poderi

    MARCO PAOLINI / MARATONA NUMERO PRIMO
    Studio per un nuovo Album NUMERO PRIMO
    INTORNO A NUMERO PRIMO istruzioni per l’uso
    Progetto Speciale per Festival dei Tacchi 2017
    Produzione Jolefilm
    Studio per un nuovo album Numero Primo (uno)
    di e con Marco Paolini /testi di Gianfranco Bettin e Marco Paolini

    Numero Primo è un racconto teatrale, una scusa per porsi delle domande nel presente, senza la pretesa di leggere il futuro. Nella stazione spaziale del film 2001 Odissea nello spazio ci sono cabine telefoniche a disposizione dei viaggiatori, sono modernissime, confortevoli e permettono di fare videochiamate, ma sono fisse. Nessuno dei protagonisti del film usa un telefono portatile o un palmare. In 20.000 leghe sotto i mari Jules Verne immagina l’uso di energie, materiali e tecnologie che assomigliano moltissimo a quelli che sono stati effettivamente poi usati per i moderni sottomarini. Ma le previsioni più stupefacenti e azzeccate sul futuro sembrano quelle contenute nelle Mille e una notte: l’invenzione del password “apriti sesamo” e del touch-screen della lampada di Aladino. Possiamo quindi aspettare con fiducia l’avvento del tappeto volante in tempi ragionevoli. Mi sembra di poter concludere che è molto più difficile fare previsioni sul futuro a breve che a lungo termine. Eppure il futuro prossimo dovrebbe far parte di un orizzonte a cui guardare con attenzione. Un presente dilatato come quello in cui viviamo rischia sia di cancellare la memoria del passato, sia di inibire ogni ragionamento sul futuro, dando per scontato che si tratti di un aggiornamento del presente, un aggiornamento “compatibile” con il presente. Raccontare storie ambientate nel futuro prossimo è un esercizio confinato in un genere: la fantascienza. Esiste una tradizione di fantascienza in letteratura e nel cinema ma a teatro non è molto diffusa. Per tagliare la testa al toro conviene subito dire che Numero Primo è un esperimento di fantascienza narrata a teatro, ma che agli autori non piace chiamarla così.
    Numero Primo è una storia che racconta di un futuro probabile fatto di cose, di bestie e di umani rimescolati insieme come si fa con le carte prima di giocare. numero Primo è anche il soprannome del protagonista, figlio di Ettore e di madre incerta.
    Paolini e Bettin, coautori di questo lavoro, sono partiti da alcune domande: Qual è il rapporto di ciascuno di noi con l’evoluzione delle tecnologie? Quanto tempo della nostra vita esse occupano? Quanto ci interessa sapere di loro? Quali domande ci poniamo e quali invece no a proposito del ritmo di adeguamento che ci impongono per stare al loro passo? Quanto sottile è il confine tra intelligenza biologica e intelligenza artificiale? Se c’è una direzione c’è anche una destinazione di tutto questo movimento? “Ho un’età in cui non sento il bisogno di guardare indietro, di ricostruire, preferisco sforzarmi di immaginare il futuro, così farò un Album con nuovi personaggi. Parlerò della mia generazione alle prese con una pervasiva rivoluzione tecnologica. Parlerò dell’attrazione e della diffidenza verso di essa, del riaffiorare del lavoro manuale come resistenza al digitale.
    Parlerò di biologia e altri linguaggi, ma lo farò seguendo il filo di una storia più lunga che forse racconterò a puntate come ho fatto con i primi Album. (Marco Paolini)

    Biglietto intero € 20.00

    Biglietto ridotto € 15.00

     

  • MACBETH BANQUET

    MACBETH BANQUET

    MARTEDÌ 8
    ore 18.00 JERZU, Cantina Antichi Poderi

    TEATRO INVITO
    MACBETH BANQUET – ’60

     

    da William Shakespeare
    con Luca Radaelli e Maurizio Aliffi
    Idea scenica e traduzione Luca Radaelli
    Regia Paola Manfredi / Assistente alla regia Dario Villa
    Assistente alla produzione Matteo Binda
    Luci e tecnica Graziano Venturuzzo
    Musiche Maurizio Aliffi
    Foto di scena Maurizio Anderlini
    In una cucina, tra pentole e vasellame, si racconterà di come la bramosia di potere possa portare alla rovina, a fuoco non troppo lento. In Macbeth banquet un cuoco racconta la vicenda shakespeariana con l’ausilio di utensili e cibi disponibili in una cucina. Un solo attore entra nei pensieri dei personaggi e ne interpreta gesti e azioni, il cuoco officia un rito teatrale con il suo assistente: la chitarra di Maurizio Aliffi dialoga con l’interprete Luca Radaelli in una vera e propria rappresentazione musical/culinaria. La scenografia è composta da oggetti di uso comune (pentole, vasellame, coltelli, attrezzi da cucina) in un’ambientazione semplice. Le azioni alludono alla preparazione del banchetto in cui apparirà il fantasma di Banquo. Le ferine battaglie, le uccisioni notturne, la foresta di Birnam… Vedremo tutto, in scena: le streghe, Macduff, il re Duncan, Lady Macbeth e il futuro re di Scozia saranno tutti davanti a noi, ai fornelli di un intreccio sanguinoso. Una ricetta fallimentare per il destino di una coppia divorata dal desiderio di dominio. Macbeth banquet è un banchetto “casalingo” per un assassinio perpetrato tutto in famiglia, in cui le ambizioni del protagonista svaniranno in una nuvola di vapore.

     

  • QUASI GRAZIA_lettura scenica

    QUASI GRAZIA_lettura scenica

    LUNEDÌ 7
    ore 21.30 ULASSAI, Stazione dell’Arte

    MICHELA MURGIA – SARDEGNA TEATRO_lettura scenica
    QUASI GRAZIA _ lettura scenica

    di Marcello Fois
    regia Veronica Cruciani
    con Michela Murgia nel ruolo di Grazia Deledda e Lia Careddu, Valentino Mannias, Marco Brinzi
    produzione Sardegna Teatro

    Decidere di parlare della Deledda è un atto che può avere del temerario. Specialmente per uno scrittore, specialmente per uno scrittore nuorese. L’ipotesi poi di parlarne portandola in scena rasenta la follia se è vero che il teatro è un medium impietoso e rituale. La mia idea, direi la mia ossessione, era che di questa donna, tanto importante per la cultura letteraria del nostro Paese, bisognasse rappresentare la carne. Come se fosse assolutamente necessario non fermarsi a una rievocazione “semplicemente” letteraria, quanto di una rappresentazione vivente. I grandi scrittori, i grandi artisti sopravvivono.

    Questa Deledda non morta, che agisce, pensa, soffre, commenta, mi pareva una Deledda assai più efficace, sul piano della restituzione di quanto potesse fare qualunque romanzo o racconto. Volevo che la si sentisse parlare. Volevo che la si vedesse muovere. Volevo che si constatasse nei fatti per quali vie uno scrittore, seppure biologicamente morto, possa considerarsi vivente e agente. In un mondo migliore per questo esercizio basterebbe l’educazione alla lettura, l’idea che il traguardo di uno scrittore, e il Nobel è un traguardo notevole, rappresenti un traguardo del lettore, ma, considerando che Grazia Deledda non è nemmeno compresa nel canone ministeriale, pur essendo a tutt’oggi l’unica donna italiana ad avere ricevuto l’ambito premio, è evidente che siamo lontanissimi dall’abitare una civiltà letteraria matura. Perciò ho deciso che la via migliore per riportare la Deledda al posto che le spetta era quella del rito vivente attraverso il quale da millenni rievochiamo fatti e senso collettivamente. Il teatro è un territorio potente. Un falso/vero attraverso il quale si rappresenta la sostanza senza passare dalla retorica della sostanza.

    Questa Deledda in carne ed ossa rifiuta il luogo comune di sé stessa. Perciò Quasi Grazia è sostanzialmente un romanzo in forma di teatro. Una narrazione agita direttamente dai personaggi: Grazia Deledda, sua madre, suo marito Palmiro Madesani, suo fratello Andrea, Ragnar un giornalista svedese e Stanislao un tecnico radiologico. Ogni capitolo corrisponde a un atto della pièce. Il primo è ambientato a Nuoro, la mattina del febbraio del 1900 in cui Grazia si trasferisce col marito da Nuoro a Roma; col secondo ci spostiamo a Stoccolma, nel dicembre del 1926, il pomeriggio che precede la cerimonia ufficiale di consegna del Nobel; il terzo si svolge a Roma nel 1935, nello studio radiologico il cui verrà diagnosticato alla Deledda il tumore che la ucciderà nell’agosto del 1936. Dieci anni dopo la consegna del più prestigioso dei premi letterari. La vita di ogni grande scrittore racconta qualcosa della grande scrittura. (Marcello Fois)

    Biglietto intero € 10.00
    Biglietto ridotto € 8.00
    Esclusivamente per i minori di 26 anni, gli over 65 e i residenti a Jerzu, Ulassai e Osini.
    All’ingresso verrà effettuata la verifica delle condizioni per poter usufruire della riduzione.

  • VIAGGIO AD AUSCHWITZ A/R

    VIAGGIO AD AUSCHWITZ A/R


    LUNEDÌ 7
    ore 19.00 ULASSAI, Stazione dell’Arte

    MELARANCIO
    VIAGGIO AD AUSCHWITZ A/R ’70

     

    scritto e interpretato da Gimmi Basilotta /musiche suonate dal vivo di Isacco Basilotta
    Scenografie Gimmi Basilotta
    regia di Luciano Nattino
    La storia del lungo cammino che ha ripercorso il viaggio di deportazione di ventisei ebrei catturati in provincia di Cuneo.
    Viaggio ad Auschwitz a/r è la storia di un uomo convinto della sua integrità morale e del suo senso di giustizia, che, un giorno, durante la visita al campo di concentramento di Buchenwald, immaginandosi prigioniero in quel luogo, scopre il lato oscuro di sé e drammaticamente comprende che in quella condizione potrebbe per la sua sopravvivenza abiurare a tutti i suoi principi etici. Per uscire dal baratro in cui questa scoperta lo ha sprofondato, parte per un lungo pellegrinaggio a piedi, seguendo le rotte della deportazione, ricercando sè stesso, i fatti e le storie di un’umanità offesa e scoprendo il potere taumaturgico del contatto e della relazione con la gente e con il mondo.

    Biglietto intero € 6.00
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    Biglietto ridotto € 5.00
    Esclusivamente per i minori di 26 anni, gli over 65 e i residenti a Jerzu, Ulassai e Osini.
    All’ingresso verrà effettuata la verifica delle condizioni per poter usufruire della riduzione.
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  • U. Piccola Odissea tascabile

    U. Piccola Odissea tascabile

    DOMENICA 6 AGOSTO
    ore 19.00
    ULASSAI, Stazione dell’Arte

    MARCO PAOLINI
    U. PICCOLA ODISSEA TASCABILE – 75’
    Di e con Marco Paolini /Produzione Jolefilm /reading di e con Marco Paolini

    U è un’odissea tascabile ridotta ad un oratorio diviso in movimenti, rapsodie ballate e frottole. È preceduto da un’invocazione, un Preludio diviso in cadenze che anticipa brevemente sia la vicenda che le chiavi di lettura. La storia di U non finisce con il ritorno in Patria. Un epilogo serve a narrare la morte di U non come prevista dall’indovino Tiresia, ma come immaginata da Dante, in mare. La narrazione di Paolini viaggia su invenzioni di linguaggio immediato, pop, politicamente scorretto ma che mantiene fedelmente tutte le corrispondenze con le tappe, gli incontri e le peripezie del viaggio omerico. L’oralità riassume i canti dell’Odissea attraverso una sorta di verso libero che a tratti si fa ritmo sonoro, ballata che viaggia tra luoghi comuni, gli oggetti simbolo e feticci del nostro tempo trattati come isole di spazzatura galleggianti in mare. Non c’è compassione nella lingua quando descrive la terra, il mare è l’unico luogo dove essa può ancora avere un senso. È una storia tagliente questa narrata dal punto di vista di chi per salvarsi deve mentire, travestirsi, ingannare, combattere. La rotta tortuosa di U incrocia altre traiettorie di naufraghi. La barca di U è diventata una flotta. Per ridare dignità a un milione di odissee serve immaginarne il coraggio, la bellezza e l’astuzia e non solo l’orrore. Serve stupore e non solo pietà, serve ironia dentro la tragedia. Andrea Zanzotto diceva che la poesia è come una lettera che deve mendicare ascolto viaggiando fino a trovare un destinatario. Anche se non ambisce al titolo di poeta, l’attore sa che dovrà mendicare attenzione in questo tempo alla sua storia. E sa anche che sta a lui riuscirci.

    Biglietto intero € 15.00
    Biglietto ridotto € 12.00
    Esclusivamente per i minori di 26 anni, gli over 65 e i residenti a Jerzu, Ulassai e Osini.
    All’ingresso verrà effettuata la verifica delle condizioni per poter usufruire della riduzione

  • AHAB

    AHAB

    Sabato 5 Agosto
    ore 19.00 ULASSAI, Stazione dell’Arte

    PLEIADI ART PRODUCTIONS_CAMPSIRAGO RESIDENZA
    AHAB – 55’
    con Mariasofia Alleva /video Alberto Sansone /scenografie Stefania Coretti /cura del suono Diego Dioguardi /luci Michele Losi /drammaturgia Mariasofia Alleva, Riccardo Calabrò, Michele Losi / regia Michele Losi /produzione Campsirago Residenza

    L’oceano marino e i suoi innumerevoli volti, risorsa di bellezza e di terrore. L’oceano che inghiotte corpi umani o li risputa, concedendo loro la grazia e salvandoli dal naufragio. L’oceano che sa essere inferno di memorie sepolte in acqua, o purgatorio di passaggio per migranti che aspettano di scorgere nuove terre, o ancora paradiso di speculazioni, per soprusi e devastazioni ambientali.
    Quattro quadri che indagano il rapporto ancestrale tra uomo e natura, tra figlio ribelle e madre derubata, tra ospite ambizioso e padrona vendicativa. Quattro quadri per altrettanti personaggi e altrettante prove d’attore. Si comincia con Ismaele, personaggio letterario già narratore in prima persona del romanzo Moby Dick di Herman Melville. Lo ritroviamo sul palco in veste di unico sopravvissuto alla strage del Pequod, la nave che sotto la folle guida del capitano Ahab tentò invano di catturare la mitologica balena bianca. Lo osserviamo ciondolare come ebbro di nulla, privato dalla catastrofe, adesso, di uno scopo in vita che non sia quello di eterno testimone che fronteggiando il riaffiorare dei demoni dalle acque riporti all’attenzione dello spettatore frammenti di memoria di quei famosi giorni di spedizione in mare a caccia del cetaceo.
    Da secolo XIX della spedizione compiamo poi un viaggio attraverso lo spazio e il tempo che si conclude ai giorni nostri, arrivando ad un ultimo quadro in cui l’attualità di oggi dirompe e ci chiede appello nelle parole di una giornalista che cerca, con la sua lotta per un’informazione corretta, di arginare e contrastare i disastri ambientali ad opera delle industrie petrolchimiche.
    Acque violentatrici e acque violentate, dunque. La stessa dicotomia che possiamo ritrovare nei restanti due quadri, nei due personaggi nel mezzo del nostro percorso. Da una parte abbiamo un profugo in mare, in bilico tra la vita e la morte, spinto nella lotta per tenersi a galla unicamente dal proprio sguardo vigile che attende all’orizzonte il miracolo, in un lembo di terra. Dall’altra invece, una donna d’affari a capo di un fondo speculativo. Una figura metropolitana, apparentemente distante dalla voce dell’oceano, finché quest’ultimo, in seguito all’esplosione di una piattaforma petrolifera, non viene a reclamare il suo tributo, sconvolgendo gli affari economici della protagonista.

    Biglietto intero € 6.00
    Biglietto ridotto € 5.00
    Esclusivamente per i minori di 26 anni, gli over 65 e i residenti a Jerzu, Ulassai e Osini.
    All’ingresso verrà effettuata la verifica delle condizioni per poter usufruire della riduzione.

  • PASSIONI

    PASSIONI

    VENERDÌ 4
    ore 19.00 JERZU, Cantina Antichi Poderi
    PLEIADI ART PRODUCTION
    PASSIONI – 50’

    Un viaggio attraverso diverse epoche storiche, contesti sociali e situazioni individuali per un intricato mosaico di emozioni al femminile. Quattro diversi personaggi compongono un affresco di Donna, colta da diversi punti di vista. Parliamo di passione e di singole passioni, parliamo di solitudini al femminile e di come la donna nel tempo abbia modificato la propria posizione nella società̀, lottando contro il pregiudizio, le imposizioni della religione, delle culture di appartenenza o di arrivo. Parliamo attraverso la lingua e le parole di autori classici e contemporanei, presi in prestito per dar vita in scena a personaggi inediti e originali.

     

  • SU MURU PRINZU

    SU MURU PRINZU

    GIOVEDÌ 3
    ore 21.30 JERZU, Piazza Barigau

    GIOVANNI CARRONI – BOCHETEATRO
    SU MURU PRINZU Ovvero Costantino Nivola in scena

    liberamente tratto da “Memorie di Orani” di Costantino Nivola/ di e con Giovanni Carroni /musiche di Battista Giordano /luci e fonica di Gian Luca Usala /scene di Marco Nateri e Giovanni Carroni /costumi di Gianna Secchi

    “il muro panciuto della casa nascondeva sempre un tesoro, il pane piatto e sottile che si gonfiava al calore del forno, promessa che la nostra fame sarebbe stata appagata per sempre. Allo stesso modo la donna incinta nasconde nel suo grembo il segreto d’un figlio meraviglioso”. Costantino Nivola si racconta attraverso il ciclo vitale delle stagioni. Lo spettacolo tocca una forma ontologica della memoria. La memoria della vita e dell’incontrare la morte, perché il corpo deve sapere cos’è la morte. La consapevolezza della morte, come per Nivola, ci consente di rinnovare noi stessi e i nostri sentimenti. Poiché la nostra vita in realtà è il percorso verso l’Ade, e questo “rito” teatrale vuole essere anche l’ampliamento di questo percorso. L’attore tenta di superare i limiti del suo corpo, dell’umano, per entrare nel metafisico della scena, per assecondare e svelare il significato profondo della parole di Antine Nivola.
    Le scene sono ispirate alla produzione artistica di Maria Lai, amica carissima di Costantino Nivola.

    Ingresso gratuito

  • ENRICO E QUINTO

    ENRICO E QUINTO

    MERCOLEDÌ  9
    ore 19.00 
    JERZU, Cantina Antichi Poderi

    FONTEMAGGIORE
    ENRICO E QUINTO
    con Stefano Cipiciani
    drammaturgia Massimiliano Burini
    disegno luci Pedro Pablo Pulido Robles
    tecnico di scena Stefano Spellucci
    foto Sara Mazzorana
    regia Massimiliano Civica

    Enrico e Quinto è un piccolo spettacolo. Un piccolo spettacolo, per raccontare il dovere di essere felici.
    Un uomo in scena racconta il teatro attraverso la sua vita, e la sua vita attraverso il teatro.
    L’Enrico V di Shakespeare, la passione per il tiro con l’arco, gli inizi in teatro come macchinista, le passeggiate lungo la spiaggia per raccogliere pezzi di legno da intagliare, l’ “obbligo” alla povertà, al sacrificio e al ricorso alla fantasia per chiunque voglia fare della propria passione un lavoro: Stefano Cipiciani gioca con la sua piccola vita, piccola come la vita di chiunque altro.

    Biglietto intero € 6.00
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    Biglietto ridotto € 5.00
    Esclusivamente per i minori di 26 anni, gli over 65 e i residenti a Jerzu, Ulassai e Osini.
    All’ingresso verrà effettuata la verifica delle condizioni per poter usufruire della riduzione.
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  • MACBETTU

    MACBETTU

    VENERDÌ 4
    ore 21.30 JERZU, Cantina Antichi Poderi

    TEATRO PERSONA – SARDEGNA TEATRO
    MACBETTU
    – 90’

    di Alessandro Serra

    tratto dal Macbeth di William Shakespeare

    con Fulvio Accogli, Andrea Bartolomeo, Leonardo Capuano, Andrea Carroni, Giovanni Carroni, Maurizio Giordo, Stefano Mereu, Felice Montervino.

    traduzione in sardo e consulenza linguistica Giovanni Carroni
    collaborazione ai movimenti di scena  Chiara Michelini

    musiche: pietre sonore Pinuccio Sciola
    composizioni pietre sonore: Marcellino Garau

    regia, scene, luci, costumi Alessandro Serra

    produzione | Sardegna Teatro e compagnia Teatropersona

    con il sostegno di Fondazione Pinuccio Sciola | Cedac Circuito Regionale Sardegna
    Profonda saggezza racchiusa nelle fiabe sui desideri. Il pescatore che vuol essere signore, poi re, imperatore, poi papa, poi Dio… e si ritrova pescatore. Il sublime di questa fiaba è che è sua moglie a spingerlo.

    La lezione è questa: l’ambizione è illimitata, mentre le possibilità reali non lo sono mai; nell’oltrepassarle si cade. Simone W

    Il Macbeth di Shakespeare recitato in sardo e, come nella più pura tradizione elisabettiana, interpretato da soli uomini. L’idea nasce nel corso di un reportage fotografico tra i carnevali della Barbagia. I suoni cupi prodotti da campanacci e antichi strumenti, le pelli di animali, le corna, il sughero. La potenza dei gesti e della voce, la confidenza con Dioniso e al contempo l’incredibile precisione formale nelle danze e nei canti. Le fosche maschere e poi il sangue, il vino rosso, le forze della natura domate dall’uomo. Ma soprattutto il buio inverno. Sorprendenti le analogie tra il capolavoro shakespeariano e i tipi e le maschere della Sardegna. La lingua sarda non limita la fruizione ma trasforma in canto ciò che in italiano rischierebbe di scadere in letteratura. Uno spazio scenico vuoto, attraversato dai corpi degli attori che disegnano luoghi ed evocano presenze. Pietre, terra, ferro, sangue, positure di guerriero, residui di antiche civiltà nuragiche. Materia che non veicola significati, ma forze primordiali che agiscono su chi le riceve. (Alessandro Serra)

    Shakespeare’s Macbeth, performed in Sardinian and, in the pure Elizabethan tradition, by an all-male cast. The idea originated in the course of Serra’s photographic coverage of the carnivals in Sardinia’s Barbagia region. The gloomy sounds of cowbells and ancient instruments, the animal skins, the horns, the cork. The power of the gestures and of the voice, the kinship to Dionysius and, at the same time, the incredible formal precision of the dances and chants. The sullen masks, and the blood, the red wine, the forces of nature tamed by man. But most of all the dark winter. Surprising are the number of analogies between the Shakespearian masterpiece and the variety of masks found in Sardinia.

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  • CHE FINE HANNO FATTO GLI INDIANI PUEBLO? _ studio

    CHE FINE HANNO FATTO GLI INDIANI PUEBLO? _ studio

    SABATO 5
    ore 21.30 ULASSAI, Stazione dell’Arte

    ASCANIO CELESTINI
    CHE FINE HANNO FATTO GLI INDIANI PUEBLO?_ studio

    studio per uno spettacolo di Ascanio Celestini
    con Ascanio Celestini e Gianluca Casadei
    suono Andrea Pesce
    produzione Fabbrica srl

    Imponenti masse d’acqua, spostandosi sulla superficie del mare, provocano onde sismiche che vanno a incrociarsi con i movimenti delle profondità marine. Questo incontro scatena un fenomeno straordinario: un suono planetario senza fine che è facile ascoltare se stai dalle parti delle fasce di Van Allen, a 20mila chilometri dalla superficie terrestre; così come lo sentono gli indiani Pueblo che scendono dalle finestre delle loro case. Battono i piedi sulla terra e arrivano i nonni, così chiamano le nuvole. E comincia a piovere. E l’acqua gira tra il cielo e la terra facendola vibrare come una gigantesca campana che corre nello spazio a 100mila chilometri all’ora.
    «Questa è la storia di un giorno di pioggia. Questa è la storia di una barbona che non chiede l’elemosina e di uno zingaro di otto anni, della barista che guadagna con le slot machine e di un facchino africano, ma anche di un vecchio che chiamano Giobbe. Questa è la storia del Cinese, di una madre che fa la zuppa liofilizzata, e di un paio di padri che non conosco il nome. Questa è la storia di una giovane donna che fa la cassiera al supermercato e delle persone che incontra».
    Che fine hanno fatto gli Indiani Pueblo? è una visione di scenari affascinanti. Ma viaggiando si risponde anche a una provocazione irresistibile. Come ci si aspetta da Ascanio Celestini.

    Biglietto intero € 15.00
    Biglietto ridotto € 12.00
    Esclusivamente per i minori di 26 anni, gli over 65 e i residenti a Jerzu, Ulassai e Osini.
    All’ingresso verrà effettuata la verifica delle condizioni per poter usufruire della riduzione.

     

     

  • GIOVANNA D’ARPPO

    GIOVANNA D’ARPPO

    DOMENICA 6
    ore 21.30 ULASSAI, Stazione dell’Arte

    GARDI HUTTER
    GIOVANNA D’ArPpO – 75’

    di Gardi Hutter e Ferruccio Cainero
    Regia Ferruccio Cainero

    Una lavandaia trasognata e squinternata sogna grandi azioni eroiche. Non trovando nemici degni di lei, trasforma la sua lavanderia in un grottesco campo di battaglia.

    Nei suoi spettacoli quasi privi di parole, crea dei piccoli universi assurdi, i suoi personaggi si muovono con coraggio – ma invano – alla ricerca della felicità. La loro situazione tragicomica viene esposta in modo spietato e crudele, catturando l’attenzione del pubblico e offrendo nel contempo grande divertimento.

    Biglietto intero € 10.00
    Biglietto ridotto € 8.00
    Esclusivamente per i minori di 26 anni, gli over 65 e i residenti a Jerzu, Ulassai e Osini.
    All’ingresso verrà effettuata la verifica delle condizioni per poter usufruire della riduzione.

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