collaborazione alla riscrittura in forma di racconto Stefania Marrone
con Mamadou Diakité
Un racconto personale, come quelli che capitano in treno, in fila alle poste, in una sala d’attesa…ogni volta che qualcuno ha voglia di ascoltare e si trova a scoprire quanto è diversa dalla nostra la vita degli altri, e quanto simili alle nostre sono le emozioni, i bisogni e l’istinto che la guidano. Abbiamo immaginato un evento simbolico, per pochi spettatori alla volta perché per raccontare la propria vita c’è bisogno dell’intimità che annulla le distanze. Mamadou è un giovane cittadino della Costa d’Avorio che si è messo in viaggio “senza valido motivo”: non c’era una guerra nel suo Paese, non era perseguitato, aveva addirittura da mangiare tutti i giorni, tre volte al giorno. Quella di Mamadou è una storia sfrontata e arrogante, che ci racconta di un ragazzo che ha semplicemente pensato di avere diritto a un’occasione nella vita per inseguire un sogno. Una storia lunga, che attraversa il deserto e che comincia con l’incontro con il trafficante più in gamba di tutta l’Africa: Sita la venditrice. Il progetto s’ispira a quello della Human Library nata in Danimarca, nella ferma convinzione che raccontarsi sia il modo migliore per avvicinarsi, anche e soprattutto in questo tempo che ci ha necessariamente richiesto una lontananza fisica.
con Marcelo Sola scenografia di Giuseppe Luzzi ambienti sonori di Dario Andreoli voce del vecchio sciamano di Daniele Squassina voce di Thor Heyerdahl di David Shushan musiche composte ed eseguite dal vivo da Marcelo Sola aiuto regia di Silvia Quarantini drammaturgia e regia di Angelo Facchetti
“Kon-Tiki” vuol dire letteralmente “Dio Sole”. Kon-Tiki è il nome della zattera costruita nella primavera del 1947 dall’esploratore norvegese Thor Heyerdahl, che partì dalle coste del Perù deciso a raggiungere via mare le isole della Polinesia Francese. Senza remi, senza motore, sfruttando solo la corrente marina, i venti alisei e la buona sorte: 101 giorni in mare aperto assieme a un pappagallo e cinque compagni di viaggio che non avevano mai navigato prima di allora.Thor partì per dimostrare che 1.000 anni prima lo stesso viaggio poteva essere stato intrapreso da un popolo primitivo in fuga dagli Inca. Per dimostrare che gli indigeni del Sudamerica riuscirono ad attraversare il Pacifico 500 anni prima di Magellano. Per dimostrare che da sempre l’uomo affronta il mare aperto, per sete di conoscenza o mosso dalla speranza di una vita migliore. Con questa nuova produzione il Teatro Telaio intende affrontare una tematica strettamente d’attualità attraverso una storia realmente accaduta. Il viaggio inteso non solo come spostamento ma come scoperta, ricerca, fuga. La migrazione intesa non solo come emergenza ma come carattere distintivo di ogni civiltà fin dagli albori dell’umanità.
La decisione di coinvolgere nel progetto Marcelo Sola è stata la chiave di volta dello spettacolo. La scommessa è stata non appoggiarsi ad un narratore o ad un attore professionista, ma puntare su un vero professore di fisica e matematica che, forte di oltre venti anni di insegnamento presso l’università di San Paolo in Brasile, ha potuto costruire su di sé il personaggio dandogli una spontaneità ed una verità altrimenti impensabili. La scelta di Marcelo ha anche un significato più profondo: egli stesso è figlio di immigrati, essendo suo nonno nato in Italia e migrato dalla Calabria di inizio ‘900 verso il Brasile, in cerca di fortuna. Cento anni dopo, Marcelo ha compiuto il viaggio inverso, decidendo di abbandonare il Brasile e attraversando nuovamente l’Oceano Atlantico per tornare in Italia e qui intraprendere una nuova vita ed una nuova professione entrando a far parte del gruppo di lavoro del Teatro Telaio.
Contributo Regione Lazio e Fondo Unico 2021 sullo Spettacolo dal Vivo
Secondo l’ICOM (International Council of Museums) le 5 funzioni di un museo sono: ricerca, acquisizione, conservazione, comunicazione, esposizione. Come potrebbe essere un museo Pier Paolo Pasolini?
In una teca potremmo mettere la sua prima poesia: di quei versi resta il ricordo di due parole “rosignolo” e “verzura”. È il 1929. Mentre Mussolini firma i Patti Lateranensi, Antonio Gramsci ottiene carta e penna e comincia a scrivere i Quadreni dal Carcere. E così via, come dice Vincenzo Cerami: “Se noi prendiamo tutta l’opera di Pasolini dalla prima poesia che scrisse quando aveva 7 anni fino al film Salò, l’ultima sua opera, noi avremo il ritratto della storia italiana dalla fine degli anni del fascismofino alla metà degni anni ’70. Pasolini ci ha raccontato cosa è successo nel nostro paese in tutti questi anni”.
Ascanio Celestini ci guida in un ipotetico MUSEO PASOLINI che, attraverso le testimonianze di chi l’ha conosciuto, ma anche di chi l’ha immaginato, amato e odiato, si compone partendo dalle domande: qual’è il pezzo forte del Museo Pasolini? Quale oggetto dobbiamo cercare? Quale oggetto dovremmo impegnarci a acquisire da una collezione privata o pubblica, recuperarlo da qualche magazzino, discarica, biblioteca o ufficio degli oggetti smarriti? Cosa siamo tenuti a fare per conservarlo? Cosa possiamo comunicare attraverso di lui? E infine: in quale modo dobbiamo esporlo?
Progetto, adattamento del testo ed interpretazione di Tommaso Banfi
Regia di Giuliana Musso
Musiche, progetto sonoro e disegno luci Claudio Parrino
Scene Francesco Fassone
Una coproduzione Compagnia Aria Teatro e La Piccionaia Centro di Produzione Teatrale
dall’omonimo romanzo di Maurizio Torchio (Ed. Einaudi)
“Ho paura. Mi vergogno a dirlo. Non lo dicessi,
però, mi vergognerei di più. Ho paura perché ho
speranza. Perché, assurdamente, sento di avere
ancora qualcosa da perdere.”
Il testo di questo monologo nasce dal romanzo di Maurizio Torchio, Cattivi, edito da Einaudi nel 2015. Secondo romanzo dell’autore, ha per protagonista un detenuto condannato all’ergastolo e “dimenticato” nella cella di isolamento di un carcere-isola.Una scrittura tesa e sospesa, una voce che ascolta mentre dice, che a volte abdica senza resistenza al silenzio e che diventa gesto, sospiro, sguardo. Un racconto a tratti lirico, come quando osserva dall’alto il mondo-carcere o il tempo immobile dell’isolamento, a tratti essenziale e semplice come l’umanità resiliente del protagonista. La vita prima, la vita dopo, l’istante del crimine che segna l’intera esistenza, la nudità della propria colpa, la violenza dell’istituzione, infine, anche, una vittima in un colpevole. La poesia si annida nei dettagli degli eventi, nei particolari dove la vita del carcere si raccoglie. La forza poetica di questo monologo sta anche nella recitazione di Tommaso Banfi: sorprendentemente organica, umida, rotta, arresa, così tecnicamente sofisticata da far scomparire l’attore e dimenticare ogni teatralità. O forse chissà… la più dolce poesia sarà ciò che avverrà alla fine dello spettacolo: quello che noi, dopo essere stati vicini a questo cattivo uomo, scopriremo nei nostri cuori.
“La voce narrante di Cattivi si illudeva di essere astratta, universale, con la lucidità un po’ folle di chi gira a vuoto perché non ha più un mondo. Che bello invece incontrarla così: sdentata, dialettale, stanca, finalmente incarnata in quel corpo che sapeva di avere, ma si ostinava a negare.”
“Cosa succede nelle nostre vite, cosa deve succedere, perché qualcosa di quello che viviamo – un incontro, un libro, un viaggio, uno spettacolo – ci tocchi così profondamente da lasciare un’impronta e diventare parte di noi?” Con questa domanda era cominciato il mio incontro con 480 studenti, in un bel teatro dell’Emilia Romagna. La domanda li aveva sorpresi. Si aspettavano una lezione sulla prima guerra mondiale a teatro non un viaggio intorno al mondo e alla vita. Dalle rive dell’Isonzo di Giuseppe Ungaretti, alle sorgenti del Gange tra le montagne dell’Himalaya, fino alle coste e alle isole del Mediterraneo. Avventure, naufragi, derive e illuminazioni. Di acqua in acqua, di racconto in racconto, l’incontro si è trasformato in un’esperienza collettiva e profonda di condivisione e ascolto.
La cortesia dei non vedenti è la storia di un piccolo miracolo di partecipazione umana e teatrale.
Il Mediterraneo è vento e salsedine, odore di fichi cotti dal sole; profumo di cucina, di casa. Voci antiche e familiari. E’ il mare della Vicinanza. E’ Kastellorizo l’isola del film Mediterraneo: “italiani greci: mia faccia mia razza, una faccia una razza.” Ogni anno, da molti anni, il Mediterraneo continua a chiamarmi. E’ un maestro severo e generoso. E qualche tempo fa mi ha regalato una lezione che non dimenticherò più.
“Le parole, quelle giuste quelle vere, hanno lo stesso potere delle azioni.” Raymond Carver
Ogni isola ha il suo labirinto di e con Rossella Dassu Regia del suono e canto dal vivo Marianna Murgia Organizzazione Maurizio Sangirardi
Voci è un esperimento, un tentativo di raccontare il mito di Arianna e di Teseo da un punto di vista femminile, andando alla ricerca del paradigma dell’isolamento e della diversità, racchiuso dentro il labirinto. Ed è un labirinto immaginario quello che le due attrici evocano attraverso il gesto, il canto e il suono, in un racconto in forma di opera musicale in cui la materialità della parola e il suo potere evocativo divengono motori di visione. Attraverso motivi ricorrenti e citazioni, estrapolati e rielaborati a partire dal celebre Lamento di Arianna monteverdiano, in cui fanno incursione sonorità e rumori appartenenti al folclore mediterraneo, il paesaggio sonoro ci accompagna nel cuore di una delle tante isole del nostro mare. Ed è proprio in quest’ambiguità del luogo che il racconto cerca la sua universalità, indagando il paradigma dell’isolamento che nel mito greco viene perfettamente incarnato dalla figura di Arianna. Ma chi è Arianna? Dove si trova veramente? A Nasso? A Creta? Oppure, perché no? In Sardegna alla ricerca dell’inventore Dedalo a cui chiedere ancora una volta aiuto. Il mito greco, depositario dell’immaginario collettivo, ha il grande privilegio di non morire mai e di rivivere nelle infinite riscritture che noi posteri di Omero ci ostiniamo a scrivere. Forse perché in fondo siamo consapevoli della grande capacità che conserva nei millenni di condizionare il nostro sguardo. Abbiamo cercato di restituire ad Arianna la dignità perduta quando, affiancandola a Teseo, gli antichi greci l’hanno resa un’eroina tragica da romanzo d’appendice, destinata ad essere abbandonata in un’isola deserta dall’uomo per cui ha tradito la sua terra. Il mitologema labirintico ha origini molto più antiche della cultura ellenica e nasce dal bisogno di raffigurare la complessità del pensiero umano, quel dedalo che si deve necessariamente attraversare per raggiungere la conoscenza di sé. Secondo il filologo Károly Kerényi, nell’antica cultura minoica, Arianna altri non era che la divinità custode del culto della vita e della morte, incaricata di accompagnare, attraverso i passi di una danza nel cuore del labirinto, dove l’iniziato avrebbe incontrato il Minotauro, l’alter ego oscuro di ogni essere umano. Il Minotauro, inteso come mostro antropofago, nasce successivamente dal bisogno degli ateniesi di legittimare la supremazia su Creta. Eppure quando nel 1900 l’archeologo Arthur Evans ha riportato alla luce ciò che restava dell’antico palazzo di Cnosso, ne è emersa una civiltà raffinatissima in cui la mancanza di mura difensive farebbe supporre un governo di stampo matriarcale e pacifista. Forse il mito di Arianna e di Teseo non è che la trasposizione in forma di racconto del passaggio dal matriarcato al patriarcato e Arianna, abbandonata nell’isola di Nasso, il simbolo della condizione subalterna della donna. Per questo abbiamo voluto dare un’altra voce a quest’eroina con cui ci confondiamo, in un gioco mito biografico fatto di specchi che da isola rimandano ad isola ma dove il labirinto resta sempre uguale e solo entrandoci ci si può riappropriare di un destino autonomo. Perché per liberarsi da quel ruolo subalterno occorre riscrivere la storia.
Il laboratorio delle STORIE AD ALTA VOCE con Giuseppe Cederna
Raccontare. Raccontare. Raccontare. Raccontare un evento a cui abbiamo assistito, un avvenimento che ha sparigliato il nostro quotidiano o il racconto di un amico, di un familiare. Di uno sconosciuto sfiorato per strada. Raccontare è anche ascolto. E’ memoria, invenzione, verità e montaggio. Raccontare una storia in pochi minuti, scegliendo i dettagli, l’ordine degli eventi, il tono, il ritmo. Raccontare con il piacere e l’emozione di avere un pubblico davanti a noi. Di sentirlo vicino e attento. E scoprire che talvolta saper raccontare una storia può salvarci la vita. Leggere. Leggere. Leggere. Leggere ad alta voce l’incipit di un libro amato, una pagina che sembra scritta proprio per noi, una poesia che ci ha fatto piangere o battere il cuore di gioia. Una dichiarazione d’amore. Un desiderio di giustizia e di pace. Leggere senza avere paura della nostra voce. Riconoscerla e sostenerla. Darle fiducia e coraggio. Raccontare, leggere a voce alta è dare voce ai nostri desideri. Al nostro bisogno di incontrare il mondo.
INFO E PRENOTAZIONI
Si invita ogni partecipante a preparare una storia da raccontare in 5minuti. Un incontro, un evento, un avvenimento, un’avventura. Qualcosa che hanno vissuto oascoltato che li ha emozionati profondamente e che hanno voglia e magari bisogno di condividere.Una pagina di un libro amato. Da leggere ad alta voce. O una poesia che gli fa battere il cuore.
con Francesca Pani e Lara Farci musiche originali Mauro Mou eMatteo Sanna filastrocche di Andrea Serra scenografie e costumi di Francesca Pani luci e suono Emiliano Biffi messinscena e regia di Mauro Mou
liberamente ispirato al racconto “La casa di Tre Bottoni” di Gianni Rodari
La nostra storia racconta di una casa, una casa un po’ speciale: la casa di Tre Bottoni.Tre Bottoni è un falegname costretto ad andare via dalla propria città, perché nessuno compra più i mobili che lui realizza con tanta cura; quindi con chiodi e martello si costruisce una piccola casa con le ruote, che può portare in giro per il mondo. Una casa su misura, senza eccessi, ma capace di accogliere le persone che chiedono aiuto e ospitalità. E’ una casa aperta a tutti, ma proprio a tutti, dai più bisognosi fino a sua maestà il Re, con il suo cavallo. Un lavoro rivolto ai più piccoli dedicato all’accoglienza. In un momento in cui si alzano barriere e ci si chiude dentro case fortezza, in cui si vive tranquilli ma soli, vogliamo raccontarvi di un luogo capace di accogliere tutti, in cui ci si possa rannicchiare e sognare.
26 Novembre 2025 – Scuola Primaria e dell’Infanzia – Via delle Begonie 3, Selargius 10, 11, 15 Aprile 2025 – Teatro Akinu Congia – Sanluri – Circuito Cedac – mattinée per le scuole 9 Aprile 2025 – Scuola Primaria G. Deledda – Ilbono – Circuito Cedac – mattinée per le scuole
25 Maggio 2024 – Sassari – Bardunfula Fè 24 Maggio 2024 – Scuole Satta e De Amicis, Cagliari – Progetto “La Scuola che Vorrei” 23 Maggio 2024 – Scuole Satta e De Amicis, Cagliari – Progetto “La Scuola che Vorrei”
24 Maggio 2023 – Cagliari – Circuito Cedac 23 Maggio 2023 – Cagliari – Circuito Cedac
3 Ottobre 2022 – Scuola dell’infanzia via dei Cristoforis – Quartu Sant’Elena 16 Settembre 2022 – La Vetreria, Pirri – Capitani Coraggiosi d’estate 14 Settembre 2022 – Monastir – Festival Dammi un 5 11-12 Maggio 2022 – Teatro Massimo – Stagione Teatro Ragazzi – Circuito Cedac 10 Maggio 2022 – Selargius – Scuola dell’infanzia – Circuito Cedac
25 Novembre 2021 – Bancali (SS) – Circuito Cedac 10-11-12 ottobre 2021, ore 11 – Scuola Elementare di via Vico – Quartu Sant’Elena 3 ottobre 2021, ore 17:00 – Magazzini Ex Ilva, La Maddalena (OT) 30 settembre 2021, ore 18:00 – Antica Casa Olla, Quartu S’Elena 6 giugno 2021 – Teatro Si ‘e Boi di Selargius – Capitani Coraggiosi
17 luglio 2020, ore 21:30 – R-ESTATE A TEATRO – Corte de La Vetreria, Cagliari 4 gennaio 2020, ore 16:30 – Vivi Natale, fiabe da narrare – Sa Dom’ e Farra, Quartu Sant’ Elena.
21 dicembre 2019, ore16.30 – Tante storie aspettando il Natale nel Sistema bibliotecario interurbano del Sulcis – Centro culturale, Tratalias. 18 dicembre 2019, ore 10.00 – Tante storie aspettando il Natale nel Sistema bibliotecario interurbano del Sulcis – Scuola primaria, Sant’Anna Arresi. 13 dicembre 2019, ore 10.00 – Tante storie aspettando il Natale nel Sistema bibliotecario interurbano del Sulcis – Casa Baronale, Teulada. 10 dicembre 2019, ore 9.00 – Tante storie aspettando il Natale nel Sistema bibliotecario interurbano del Sulcis – Biblioteca comunale, Portoscuso. 9 dicembre 2019, ore 10.00 – Tante storie aspettando il Natale nel Sistema bibliotecario interurbano del Sulcis – Scuola primaria, San Giovanni Suergiu. 24 novembre 2019, ore 16:30 – Eyes Wide Open – Teatro Mongiovino, Roma 25, 26, 27 novembre 2019, ore 09:30 e ore 11:00 –matinée scuole – Brancaccino, Roma 7 Giugno 2019, ore 16:00 -Vimercate Ragazzi Festival – Parco Trotti, Vimercate 14 Aprile 2019, ore 18:00 – Teatro La Vetreria- Cagliari 21 marzo 2019, ore 18:30 – Sala conferenze della Stazione Marittima -Olbia 5 Gennaio 2019, ore 18:00 – Rassegna Teatrexma- Exma, Cagliari
4 agosto 2018, ore 17:30 – Cantina Antichi Poderi- Jerzu
5 luglio 2017, ore 21:00 – Teatro La Vetreria- Cagliari 15 gennaio 2017 – (matinée 11, 12, 13, 14, 15 gennaio) – Teatro La Vetreria, Cagliari
22-23-24-25 gennaio 2016 – Teatro La Vetreria-Cagliari 27 gennaio 2016 – Teatro La Vetreria-Cagliari
FESTIVAL TRANSISTOR VI edizione 2022 (Seconda Parte)
ON/OFF – Ciclo Teatro Mobile di Comunità
Laboratori d’arte, musica e teatro dedicato a ragazzi dai 14 ai 23 anni La Vetreria – Pirri
6,7,8 SETTEMBRE
Laboratorio di percussioni
diretto da Giorgio Del Rio
Il laboratorio ha l’obiettivo di introdurre al mondo delle percussioni attraverso un vero e proprio viaggio alla scoperta della magia dei ritmi. I partecipanti si immergeranno nella storia delle percussioni, esploreranno gli strumenti, conosceranno tecniche e stili, arrivando infine a comporre un proprio ritmo. Risveglia il percussionista che è in te!
13,14,15 SETTEMBRE
Laboratorio di musica, freestyle e scrittura Hip Hop
diretto da Alessandro Pintus (AlexP)
e William Mariani (Willy Valanga)
Uno stage per scoprire, approfondire e cimentarsi con le tecniche della musica Hip Hop. Dalla campionature dei suoni alla costruzione del giusto beat, dal freestyle alla composizione vera e propria di un brano.
20, 21, 22 SETTEMBRE
Laboratorio di costruzione del Ciclo Teatro mobile di comunità
diretto da Antonio Catalano
con Lara Farci, Mauro Mou, Francesca Pani
in collaborazione con la CicloOfficina la Sella del Diavolo e Amici della bicicletta Cagliari
Antonio Catalano è un attore, scultore, pittore, scrittore, poeta, artista/artigiano, ha applicato per tutta la vita i suoi talenti alla ricerca teatrale. Con lui costruiremo il nostro CicloTM di comunità. Una giostra eco-logica, fragile, per incontri meravigliati su ruote e pedali, foglie e rami, corpi e voci sussurrate, tra foglie di fico che cadono e incontri per attimi infiniti.
5, 7, 8, 14, 15, 21, 22 SETTEMBRE
Laboratorio di fotografia, mobile photography
diretto da Guglielmo Cherchi
Sette incontri per imparare la tecnica base con la macchina fotografica e scoprire le possibilità offerte dagli smartphone. I partecipanti saranno coinvolti nella documentazione visiva di tutti gli altri laboratori, e li racconteranno attraverso Instagram stories, reel e la stampa delle foto che meglio di tutte testimonieranno lo spirito del Festival Transistor – Ciclo Teatro mobile di comunità
INFO E CONTATTI
Per l’iscrizione ai laboratori è necessario inviare un messaggio su Whatsapp (3791359528)o inviare una e-mail (cdt.cicloteatro@gmail.com) w
Si ringraziano gli studenti delle classi 3,4,5 B del liceo artistico Foiso Fois per la realizzazione del logo ON_OFF Ciclo Teatro di Comunità
L’iniziativa si svolge con il contributo del Comune di Cagliari – Assessorato delle Politiche Sociali, del benessere e della famiglia